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Suor Paola in tv: il Vangelo in periferia, non solo allo stadio

La religiosa tifosa della Lazio presenta le scritture dell'Avvento su Rai 1: «Parlo di carità e misericordia a tutti. Anche ai calciatori»


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Ricordate suor Paola? Per 12 anni l’ abbiamo vista tifare Lazio a Quelli che il calcio. Era ospite fissa della trasmissione condotta da Fabio Fazio e quell’ esperienza le diede una grande popolarità. Ora la monaca tifosa ritorna in Tv come presenza fissa nel programma di Rai 1 A sua immagine. È lei, nel periodo di Avvento, a commentare il Vangelo della domenica. Di origine calabrese, romana di adozione, suor Paola D’ Auria fa parte della congregazione delle Suore scolastiche francescane di Cristo Re. Si è fatta suora a vent’ anni e il prossimo anno festeggerà cinquant’ anni di vita religiosa.

Suor Paola, come ha scelto di raccontare il Vangelo su Rai 1? 


«Stando in mezzo alla gente, facendo le cose di ogni giorno. Non me la sentivo proprio di starmene seduta come una statua a parlare davanti alla telecamera. Il Vangelo deve essere vissuto, altrimenti non è Vangelo».

Quali sono le cose di ogni giorno?


«Al mattino insegno ai bambini della scuola del Sacro Cuore, che si trova vicino allo Stadio Olimpico, quindi per me è un po’ stare fra casa e bottega. Poi mi occupo di tre case famiglia. Una ospita donne vittime di violenze, un’ altra accoglie bambini soli e adolescenti, la terza funziona come centro anziani durante il giorno, mentre la sera diventa una mensa per i poveri. Inoltre, quasi ogni giorno faccio volontariato nel carcere di Regina Coeli, mentre ogni domenica vado con il camper della solidarietà nelle periferie di Roma a distribuire viveri e indumenti per le persone più bisognose».

Il Papa ripete spesso che la Chiesa deve stare vicina alle periferie fisiche ed esistenziali: sarà contenta, no?

«Certo. Quando ne ha parlato il Papa, ho pensato: sono arrivata prima io. Ho scoperto le periferie frequentando il carcere, perché molti detenuti mi chiedevano di andare dalle loro famiglie, che vivono nelle borgate».

Come riesce a fare tutto?

«Grazie ai volontari. Ne ho coinvolti un centinaio, inoltre ci sono altri cinquanta ragazzi che si stanno preparando. Cerco di responsabilizzarli e loro si rimboccano volentieri le maniche».

Quindi lei su Rai 1 ci parlerà del Vangelo in periferia, a scuola, in carcere e in quali altri luoghi?

«Ci sarà un incontro con Paolo Bonolis, che ogni anno mi aiuta a raccogliere fondi con uno spettacolo di artisti e comici. Poi mi vedrete nel centro sportivo di Formello, dove leggerò il Vangelo insieme ai giocatori della Lazio».

Va sempre allo stadio?
 
«Con tutte le cose che ho da fare, ci vado un po’ meno. Ma tifo sempre per la Lazio e mi auguro sempre la sconfitta della Roma».

I romanisti non la prenderanno bene. Che cosa le dicono?

«I romanisti mi vogliono un sacco di bene. Ridiamo insieme, ci prendiamo in giro, scherziamo. Pensi che uno dei miei primi volontari è stato Damiano Tommasi, un ragazzo d’ oro che mi ha aiutato tantissimo».

Perché tifa Lazio?

«Perché l’ ho sempre considerata la squadra povera di questa città. Quando bussai alle porte di Roma e Lazio per chiedere un aiuto ai ragazzi che allenavo…».

Scusi, è pure allenatrice?
 
«Certo, ho il patentino».

Continui…

«Beh, quella volta alla Roma trovai porte chiuse, invece alla Lazio trovai braccia aperte e mi diedero anche il permesso di usare il loro campo di allenamento».

Fare la suora tifosa in televisione le ha dato solo popolarità o le ha creato anche problemi?

«All’ inizio ero titubante, ma la mia madre generale mi disse che, se ci capivo di calcio, era giusto che ne parlassi in televisione. Contro di me ci fu una rivolta del mondo ecclesiale femminile e il Vicariato di Roma mandò pure un’ ispezione. Ma poi capirono che non facevo nulla di male. Lo stadio può essere un luogo di missione e la popolarità mi ha aperto tante porte per le mie opere di carità».

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