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Perché è meglio lo psicologo al "Fai da te"

Una discussione tra mamma è figlia: a cosa servono realmente gli psicologi? Sono un supporto per chi nella sofferenza cerca una maggiore consapevolezza di sé. Perché è nella relazione che possiamo conoscerci e trovare una strada, risponde il nostro esperto Fabrizio Fantoni


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Parlando con mia madre della visita da uno psicologo è nata la discussione sulla reale efficacia di quest’ ultimo. Io penso che il suo lavoro sia di essere una specie di “chiave” che con domande appropriate risveglia nella persona determinati traumi con relative soluzioni, ma che esso non possa fornire già la risposta ai problemi. Mia madre è del parere che questo esperto aiuti invece la gente dando soluzioni già “pronte all’ uso”. Io penso che ciò debba venire da noi e che lo psicologo è un mezzo per facilitare questa operazione. Se una persona ha il coraggio di parlarsi veramente, forse può trovare anche da sola dei metodi per sentirsi meglio e fare pace con il passato.

SARA

— È vero, come dice Sara, che ciascuno in prima persona è chiamato a trovare e a mettere in atto la soluzione alle proprie difficoltà. Questo però non significa che debba farlo da solo. Quando una persona avverte una sofferenza interiore o un malessere che si esprime in modi intensi, e non basta quella naturale capacità di dirigere la propria esistenza che ciascuno di noi ha, è bene interpellare uno psicologo. Cioè uno specialista che, attraverso la sua competenza professionale, può supportare chi si rivolge a lui nella ricerca di una maggiore consapevolezza di sé. Perché è nella relazione che ci possiamo conoscere più a fondo. Possiamo vederci dall’ esterno. Affrontare pensieri, emozioni, stati mentali che da soli facciamo fatica ad analizzare. Lo psicologo non è un educatore che dà degli insegnamenti e sorveglia che vengano attuati. È uno specchio nel quale vedersi riflessi e attraverso il quale capirsi di più. È una guida alpina che mostra e spiega, su richiesta, alcuni elementi del paesaggio interiore e, quando occorre, fa la sicurezza per consentire di calarsi senza rischi nelle profondità degli stati emotivi più complessi. È un archeologo con cui andare, attraverso indizi, a esplorare gli strati più profondi della propria personalità, quelli più inconsci. È un compagno di viaggio con cui intrattenere una relazione forte, in cui si può parlare di sé senza il timore delle aspettative altrui, del giudizio. Se si è adolescenti, è il garante dei processi di separazione dalle figure di riferimento dell’ infanzia: i genitori e i loro sostituti, come gli insegnanti e gli educatori. Con lo scopo non solo di capire sé stessi più a fondo, ma di attivare trasformazioni durature nei propri atteggiamenti e comportamenti. Facendo in modo che esse nascano nel paziente, e non derivino da una suggestione proveniente dal terapeuta. È questo che rende spesso le psicoterapie così lunghe.

 

FABRIZIO FANTONI

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