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"Per il Governo i figli non sono una priorità"

Il direttore del Cisf commenta i dati Istat sulla natalità. Anche quest'anno novemila nascite in meno. Pesano le scarse politiche familiari e un clima culturale che non aiuta i giovani a credere nel futuro.


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E così, anche quest’ anno l’ ISTAT ci segnala che nel 2018 sono nati 449mila bambini; novemila nati in meno rispetto al 2017, che pure era già “anno record” (negativo!) per la natalità. Diminuiscono sia i nati da italiani che i nati da stranieri.  Aumenta l’ età media delle madri alla nascita, e cresce il numero di donne oltre i 40 che hanno un figlio.

Insomma, l’ intera agenda della fertilità delle nostre famiglie si sposta il più avanti possibile,  e anche per questo si riduce il numero di figli: 1,32 figli per donna, quasi in tutto il territorio nazionale. Solo la Provincia di Bolzano presenta un dato superiore, 1.76 figli per donna, e con questo dato riesce ad avere un saldo naturale positivo. A Bolzano, cioè, ci sono stati più nati che morti, nel 2018; in tutto il resto del Paese invece il numero di morti è stato superiore a quello dei vivi. I dati sono drammatici, le prospettive demografiche sono sempre peggiori, ma questo allarme, che risuona con regolarità quasi noiosa da diversi anni, sembra preoccupare ben pochi.

In effetti per i giovani è sempre più difficile decidere di accogliere un figlio: precarietà del lavoro, famiglie iperprotettive, mercato abitativo “ostile”,  servizi di credito ben poco disponibili a scommettere sui giovani (a meno che non abbiano come garanzia la busta paga dei genitori, o la loro casa…), a volte l’ obbligo di andare a centinaia di chilometri da casa, magari all’ estero, per poter scommettere sul proprio progetto di  vita , da soli o in coppia. Ma con un bambino piccolo dietro, come si può….

A questi giovani servirebbe un contesto esterno amichevole, che investa su di loro, sui loro sogni, sui loro progetti, sia di autorealizzazione personale che di fecondità e di genitorialità. Ma oggi invece fai un figlio “a tuo rischio e pericolo”, con pochi supporti dalla società, e i segnali culturali, amministrativi e politici certamente non confortano chi sceglie di mettere al mondo un figlio. Ultimo esempio, in tema di scelte politiche – drammaticamente non marginale – è il pesante squilibrio ai danni delle famiglie con figli che è previsto dai meccanismi del reddito di cittadinanza, che penalizza i carichi familiari di chi ha figli minori. Un minore di 18 anni vale la metà di un adulto,  per gli algoritmi del reddito di cittadinanza, e così si rimane “un po’ più poveri”, se si hanno figli.

Ma ci voleva così tanto per pensare di proteggere di più l’ infanzia nel contrasto alla povertà, anziché penalizzare le famiglie con figli? Eppure i dati erano chiari, e si sapeva che in Italia la povertà delle famiglie con figli è molto più presente che in quasi tutti i Paesi europei. Così si ripropone lo stesso drammatico errore commesso con gli “80 Euro” del Governo Renzi, che penalizzavano anch’ essi le famiglie con più figli, perché andavano in busta paga di ogni singolo lavoratore dipendente, senza tenere conto dei carichi familiari. Questo “governo del cambiamento” sulla famiglia ha cambiato ben poco: contava poco per quelli di prima, conta ancora meno per questo!

Un’ ultima breve riflessione, però, a questo riguardo: per modificare la natalità in Italia non basteranno politiche pubbliche e sostegni economici, anche se consistenti. Servirebbe soprattutto un deciso mutamento culturale, che riscopra l’ importanza e la bellezza della vita e dei bambini, restituendo speranza e progetto ai giovani. E questo si può e si deve ricostruire nella trama educativa delle relazioni di ogni giorno, nell’ atteggiamento degli imprenditori verso le madri in azienda, nell’ offerta di servizi per l’ infanzia, nei messaggi della pubblicità, nella parole sui social network…. Certo, un Governo che investisse sui giovani e sulla natalità aiuterebbe: ma questa non appare certo la priorità del governo, oggi.

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