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Italiani nello spazio, la passeggiata di Luca

L'astronauta siciliano Luca Parmitano, 36 anni, padre di due bambine, ha raggiunto la Stazione Internazionale. Sarà il primo italiano (e anche il primo europeo) a camminare nel vuoto.


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Tutto è pronto a Baikonur per il lancio - previsto per oggi, alle 22.31 ora italiana - della Soyuz TMA-09M. A bordo, il cosmonauta russo Fyodor Yurchikhin, per la quarta volta nello spazio, e l’ americana Karen Nyberg, al suo secondo volo. Insieme a questi veterani, una “matricola”: Luca Parmitano. Siciliano, maggiore pilota dell’ Aeronautica, 36 anni, collaudatore con oltre duemila ore ai comandi di 40 velivoli di ogni tipo, trascorrerà sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale e sarà il primo italiano (e anche il primo europeo) a passeggiare nel vuoto. Due o tre “attività veicolari” o Eva (Extra Vehicular Activity), come dicono gli addetti ai lavori. Parmitano sarà il sesto nostro connazionale in orbita e il secondo, dopo Paolo Nespoli, ad affrontare una permanenza di sei mesi. Ma la sua, molto probabilmente, è la missione più impegnativa mai affidata a un italiano. Ecco, in un video (in inglese) diffuso dall'Esa, Agenzia spaziale europea, Parmitano che racconta i giorni della preparazione e che cosa anfrà a fare nello spazio:



Parmitano e i suoi compagni di missione hanno trascorso le ultime settimane in quarantena per ridurre il rischio di contrarre un raffreddore o l'influenza. Solo i familiari più stratti hanno potuto avvicinrli. A Baikonur, la vigilia del lancio, hanno piantato un albero nel giardino dell'Hotel dei Cosmonauti, come vuole la tradizione iniziata da Yuri Gagarin. E hanno visto insieme un vecchio film russo dal titolo "Il sole bianco del deserto", sempre lo stesso, proiettato prima di ogni lancio. A proposito di rituali, il 12 aprile 1961, prima di salire sulla Vostok, Gagarin svuotò la vescica urinando sulla ruota del'autobus che lo accompagnava alla rampa. Da allora è diventata una tradizione. Meglio, un rito propiziatorio. Anche l'italiano, come tutti i cosmonauti, aprirà la tuta Sokol per fare pipì sulla ruota. Karen Nyberg, ovviamente, non potrà farlo. Probabilmente seguirà l'esempio di altre donne astronauta, che hanno versato sulla gomma una boccetta d'urina raccolta in precedenza.


Grazie alla sua esperienza di pilota collaudatore e alla padronanza del russo (oltre che dell’ inglese), durante il lancio e il rientro Parmitano occuperà il seggiolino di sinistra della Soyuz, quello dell’ ingegnere di bordo (al centro siede il comandante e a destra il terzo membro dell’ equipaggio, che può essere un semplice passeggero). Oltre ad avere una perfetta conoscenza della navicella e dei sistemi di bordo, l’ astronauta italiano potrebbe essere chiamato a guidare manualmente il rientro della capsula in caso di avaria ai computer di guida.


Come abbiamo anticipato, inoltre, Parmitano dovrà compiere due o tre uscite nello spazio per compiere degli esperimenti e per attrezzare la Stazione Spaziale all’ arrivo del nuovo modulo russo Mlm. Inoltre, avrà il compito di manovrare il braccio robotico del laboratorio orbitale. Ad esempio, per afferrare la navicella automatica Dragon, che, a differenza dell’ Atv europeo e della Progress russa, non attracca da sola, ma va presa e avvicinata al boccaporto con il braccio. Selezionato dall’ Esa (Agenzia Spaziale Europea) nel 2009, Luca Parmitano fa parte della nuova generazione di astronauti europei. Sei, tutti trentenni. Fra loro c’ è una donna, anche lei italiana: Samantha Cristoforetti, che sarà lanciata alla fine del 2014. Per quattro anni Parmitano si è addestrato duramente in Europa, in Russia e negli Stati Uniti. Adesso è pronto. Buon viaggio Luca!

                                                                                                               Giancarlo Riolfo

Lo vedi e la prima cosa che pensi è “ma come farà a stare dentro la Soyuz?”. Con il suo metro e 85, Luca Parmitano appare fuori misura per i minuscoli seggiolini della navicella spaziale russa. Fisico d’ atleta nella tuta blu dell’ Esa e stretta di mano vigorosa, confessa di aver sempre sognato di fare l’ astronauta, fin da bambino. Anche se «non è una cosa che puoi decidere, come puoi decidere di diventare medico o avvocato. Come pilota militare ho avuto l’ opportunità e sono stato fortunato».

Com’ è l’ addestramento per volare nello spazio?
   «Si svolge principalmente in tre centri: quello dell’ Esa a Colonia, quello della Nasa a Houston e quello russo, vicino a Mosca. In quest’ ultimo s’ impara a conoscere gli impianti dei moduli russi della Stazione Spaziale e a pilotare la capsula Soyuz, sia nel simulatore sia nella centrifuga, che riproduce le accelerazioni del lancio e del rientro. Ci si prepara a ogni evenienza, a ogni tipo di avaria. Anche all’ ipotesi di un atterraggio in mare o in un’ area remota».

Avete fatto anche scuola di sopravvivenza?
   «Sì, e non è un scherzo. Per esempio, con i miei compagni di missione abbiamo dovuto imparare a costruirci un rifugio per passare la notte nella neve a 20 gradi sotto zero. Un’ altra volta abbiamo dovuto trascorrere 24 ore in mare in una minuscola zattera pneumatica. Un modo per abituarci anche a convivere in uno spazio minimo».

E poi, l’ addestramento all’ attività extraveicolare. Dove si è svolto?
   «Un po’ a Colonia e, soprattutto, a Houston, dove la Nasa ha una gigantesca piscina che contiene i moduli della Space Station. Con la tuta spaziale, sott’ acqua, la spinta di galleggiamento bilancia il peso. E’ l’ esperienza che più si avvicina all’ assenza di peso».

Come si svolgeranno le passeggiate spaziali?
   «Certo non saranno "passeggiate". Dureranno sette ore circa e saranno faticose. La tutta che si adopera per lavorare nel vuoto si chiama Emu ed è una vera e propria astronave, con sistemi che assicurano l’ apporto di ossigeno, il controllo termico. C’ è persino un sistema di propulsione a razzo. Nel vuoto, però, la tuta diventa rigida. Muovere un braccio o afferrare un oggetto con i guanti è molto difficile».

La tua giornata sulla Space Station?
  «Ogni giorno ci saranno cose diverse da fare: esperimenti nel campo della medicina, della biologia o della fisica, lavori di manutenzione agli impianti di bordo. E anche le pulizie di casa. Ogni 24 ore, però, due saranno sempre dedicate all’ attività fisica per combattere gli effetti dell’ assenza di peso nell’ organismo».

E nel tempo libero che cosa si fa?
   «Si può ascoltare musica, chattare via Internet, parlare con i familiari con un collegamento audio e video. E ancora suonare la chitarra o, semplicemente, ammirare il nostro pianeta dagli oblò della “cupola”. La Space Station compie un’ orbita ogni 90 minuti: lo spettacolo delle albe e dei tramonti che si susseguono a mano a mano che si passa dal giorno alla notte dev’ essere incredibile».

Hai una moglie americana, che hai conosciuto giovanissimo quando hai vinto una borsa di studio in California. E due bambine. Come vivono questa tua avventura?
  «Mia moglie, Catherine, mi è stata di aiuto, è lei che mi ha spinto e mi ha sostenuto. Alle bambine cerco di spiegare, con un linguaggio adatto alla loro età, che cosa papà va a fare nello spazio».

Saranno presenti al lancio?
   «Sì, certo, ci mancherebbe».

                                                                                                               Giancarlo Riolfo

Il primo è Franco Malerba, ingegnere genovese con un dottorato in fisica. Parte il 31 luglio 1992 con lo Shuttle Atlantis: otto giorni in orbita per collaudare il “satellite al guinzaglio” dell’ Agenzia Spaziale Italiana.


Quattro anni dopo, nel 1996, sulla navetta Columbia gli italiani sono due. Umberto Guidoni, romano, è un astrofisico. L’ altro è Maurizio Cheli, nato a Zocca, in provincia di Modena (il paese di Vasco Rossi), pilota collaudatore del Reparto Sperimentale di Volo dell’ Aeronautica e primo classificato alla prestigiosa scuola per test pilot della Raf a Boscombe Down. Dopo questo primo volo, Guidoni torna nello spazio nel 2001 con lo Shuttle Endeavour e il modulo logistico Raffaello. E’ il primo europeo a entrare nella Space Station. Cheli, invece, lascia la carriera di astronauta per diventare capo collaudatore dell’ Alenia a Torino.


Nel 2002 è la volta di Roberto Vittori, ufficiale pilota dell’ aeronautica e primo italiano a raggiungere la stazione orbitale a bordo della capsula russa Soyuz. Vittori, che è nato a Viterbo, vola ancora con la Soyuz nel 2005 e torna per una terza volta nello spazio nel 2011, con la penultima missione Shuttle, affidata alla navetta Endeavour. Raggiunta la Space Station, incontra un altro italiano, Paolo Nespoli, che sta per terminare un soggiorno di quasi sei mesi. Milanese, incursore paracadutista e ingegnere, Nespoli è anch’ egli un veterano, avendo volato sullo Shuttle Discovery nel 2007.


Con il lancio di Luca Parmitano, il testimone passa ora agli astronauti del gruppo selezionato dall’ Esa nel 2009. Che, oltre al maggiore pilota di Paternò, comprende la prima astronauta donna italiana: il capitano pilota Samantha Cristoforetti. Nata a Milano, ma cresciuta a Trento, sarà lanciata nel novembre del 2014.

                                                                                                               Giancarlo Riolfo

Pilota di jet ad alte prestazioni, medico, ingegnere o scienziato. Con un brillante curriculum di studi con esperienze di studio o di lavoro all’ estero. Oltre alla padronanza della lingua inglese e una buona conoscenza del russo. Questo il profilo dell’ astronauta europeo.


Riuscire a coronare il sogno di volare nello spazio non è facile. Quando l’ Esa pubblica un bando per nuovi astronauti - cittadini europei, piloti e laureati in discipline tecniche o scientifiche (il master è d’ obbligo) - piovono migliaia di domande, ma la selezione è durissima. Nel caso del gruppo scelto nel 2009, per sei posti le domande con tutti i requisiti in regola sono state 8.413. Quanto alle doti fisiche, non sono richieste caratteristiche particolari: basta essere in buona salute e avere uno stile di vita sano.


Dovendo lavorare in un team internazionale, l’ esperienza all’ estero è un grosso vantaggio. Parmitano, per esempio, ha imparato a pilotare i jet negli Stati Uniti e si è “laureato” pilota collaudatore in Francia. Samantha Cristoforetti si è laureata in Germania e ha conseguito master in Francia e in Russia. Se fra i lettori c’ è qualche giovane interessato, consigliamo di visitare la pagina web http://www.esa.int/Our_Activities/Human_Spaceflight/Astronauts/How_to_become_an_astronaut.

                                                                                                               Giancarlo Riolfo

Realizzata in partnership da Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada, la Stazione Spaziale Internazionale orbita a circa 400 chilometri d’ altezza e ospita abitualmente sei astronauti di diversi Paesi. Visibile ad occhio nudo, ha una massa di 360 tonnellate e un volume pressurizzato di oltre 820 metri cubi. Una curiosità: più della metà dei volume abitabile è costituito da moduli costruiti in Italia, dall’ Alenia di Torino.

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