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Paravati, il vescovo "cancella" la Fondazione di Natuzza Evolo

Dello scorso 3 luglio il decreto con cui monsignor Luigi Renzo ne ha revocato il riconoscimento quale ente religioso e di culto. E torna alla memoria quell'avvertimento del 1997 che la mistica raccontò di aver ricevuto dal cielo...


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Il braccio di ferro che si consuma da ormai quattro anni tra la Fondazione Cuore Immacolato di Maria e il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo, l’ una risoluta nel difendere il proprio assetto, modulatosi nel tempo secondo le indicazioni di Natuzza «messaggera della Vergine», l’ altro che impone una «purificazione» dell’ ente attraverso modifiche statutarie, sembra aver preso la piega peggiore. Con un nuovo decreto, infatti, lo scorso 3 luglio, monsignor Renzo ha revocato l’ assenso necessario al riconoscimento della personalità giuridica di diritto civile della Fondazione quale ente di religione e di culto, avviandone quindi, in buona sostanza, la soppressione. Il vescovo spiega di essere stato costretto per l’ «assoluta indisponibilità» da parte della stessa Fondazione a rimodulare gli articoli dello Statuto secondo le sue indicazioni, sulla cui necessità, sostiene, ha avuto il pieno avallo dall’ Ufficio giuridico della Cei, dal Nunzio Apostolico in Italia, dalla Segnatura Apostolica, dalla Congregazione del Clero, dalla Segreteria di Stato della Santa Sede.

Monsignor Renzo, già con un decreto del 1° agosto 2017 aveva vietato ogni attività di culto nel complesso grazie alle offerte dei fedeli nella spianata di Paravati e persino la conservazione del Sacramento, nella cappella,  derogandolo tuttavia solo per celebrazioni presiedute da lui. Ora ha ritenuto di dover procedere al passo grave, che rischia di cancellare per sempre un’ opera nata per impulso di Natuzza Evolo, la «sesta mia figlia» la chiamava la mistica, di cui lo stesso presule ha aperto la fase diocesana della causa di beatificazione lo scorso 6 aprile, anche, sostiene, per il rifiuto da parte del Cda della Fondazione, nell’ ultima riunione del 29 giugno, della sua proposta-ultimatum: lasciare alla diocesi in comodato d’ uso per 99 anni rinnovabili per tacito consenso la grande chiesa del complesso la Villa della Gioia, pronta da tre anni ma non ancora consacrata, e cambiare assetto da ente di culto in ente civile per poter mantenere lo statuto così com’ è.

 

La Fondazione, tuttavia, respinge questa lettura della vicenda e ricorda che l’ obbedienza ai dettami del vescovo è sempre stata totale, pur continuando a sostenere le proprie ragioni sul piano amministrativo e giuridico. Precisa inoltre di non aver mai ricevuto moniti o solleciti da parte delle autorità ecclesiastiche indicate dal vescovo come sostenitrici della sua linea. La Fondazione non smette di credere nella possibilità di trovare un accordo, ma i soci di più vecchia data non nascondono neppure l’ amarezza e la preoccupazione. Anche per le strutture che accolgono già da tempo gli anziani e poi per quelle ospedaliere, già pronte che avrebbero dovuto presto accogliere i pazienti. Molti non si spiegano come le cose abbiano potuto prendere una piega così negativa.

Va detto che, per una singolare coincidenza, nel 1997, in un dialogo ultraterreno, qualcuno aveva avvertito Natuzza che la Fondazione che stava nascendo al posto della precedente Associazione, per eseguire quanto chiesto dalla Madonna alla stessa Natuzza, avrebbe dovuto ben precisare tale ruolo di «messaggera celeste» nello Statuto e blindare quest’ ultimo perché non fosse soggetto ai diversi umori dei vescovi che si sarebbero succeduti alla guida della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

 

Una “profezia” per certi aspetti impressionante se si considerano le tensioni poi maturate ra i soci fondatori della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime (Cimra) e monsignor Renzo. L’ entità apparsa a Natuzza nel 1997 per metterla in guardia dai rischi del futuro era, per singolare coincidenza, monsignor Pasquale Colloca (1812-1901), figura religiosa di spicco nella Calabria a cavallo tra il XIX e il XX secolo, già arcidiacono a Mileto agli sgoccioli dell’ Ottocento, nonché avo dell’ avvocato Marcello Colloca, che ha fatto funzione di presidente della Fondazione fino al gennaio 2018, dopo che monsignor Renzo aveva preteso le dimissioni di don Pasquale Barone, l’ ex parroco di Paravati e per oltre un ventennio direttore spirituale della Evolo. Marcello Colloca, è stato tra i soli sei soci fondatori che hanno approvato le modifiche statutarie imposte da Renzo, respinte invece con 116 no dall’ assemblea plenaria del 22 luglio 2017, scatenando la collera del vescovo.

L’ avvertimento del monsignore defunto risulta in un documento archiviato tra i verbali delle sedute della Fondazione ed è la trascrizione del colloquio soprannaturale dettata da Natuzza alla terzogenita Anna Maria Nicolace. Due fogli vergati a mano sui quali si legge: «Monsignor Colloca: “Quando avete fatto lo Statuto dell’ Associazione non avete interpellato chi ne sa più di voi. Lei (Natuzza, ndr) non è come la chiamate voi, l’ ispiratrice, ma è la messaggera. Modificate lo statuto se non volete qualche giorno brutte sorprese! Per il momento avete il nostro vescovo (monsignor Domenico Tarcisio Cortese al quale è subentrato Renzo nel 2007, ndr) dalla vostra parte, ma se ha una promozione e verrà un altro che la pensa in modo diverso? Finché don Pasquale (Barone, ndr) vive ed è efficiente sarà lui il Presidente dell’ Associazione perché avete fiducia e stima. Se ci sarà un cambiamento per don Pasquale, il nuovo Presidente dev’ essere eletto da tutti i soci. Può essere un prete, come può essere un laico degno e competente, perché se è sempre il parroco di Paravati (come prevedeva la bozza originaria dello Statuto, ndr) questo potrebbe pensarla diversamente. Il Consiglio deve essere ingrandito almeno a sette membri e le votazioni devono essere fatte per iscritto in segreto e non ad alzata di mano perché molti soci sono scontenti. Questo è il desiderio della Madonna perché non ci deve essere sorpresa ma continuità”».

 

Lo scritto si conclude con un pensiero rivolto personalmente da mamma Natuzza ai soci fondatori: «Scusate se vi do questo scritto, ma mons. Colloca mi dice che io non sono l’ ispiratrice, ma la messaggera. Prego perché possiate agire e fare contenta la Madonna. Natuzza». Parole che colpiscono specialmente, perché, tra le varie modifiche chieste da Renzo, c’ è anche la sostituzione all’ articolo 2 dello Statuto del termine “messaggera” della Madonna con quello di “ispiratrice”, riferito a Natuzza, proprio come nel profetico avvertimento ricevuto dalla mistica nel 1997.

D’ altra parte, il predecessore di monsignor Renzo, monsignor Domenico Tarciso Cortese,nel ruolo di messaggera mariana di Natuzza aveva creduto in pieno, tanto da aver voluto sottoscrivere pure lui quello Statuto della Fondazione, che monsignor Renzo, invece, insistentemente dal 2015, ha inteso cambiare, sollecitando più volte a  tal fine anche l’ attenzione della Santa Sede. Alla stesura, dell’ atto, fra l’ altro, Cortese volle mettere il suo nome accanto alla croce della Evolo che non sapeva scrivere neppure il suo, ancora prima del decreto di riconoscimento, a segno di una inequivocabile adesione personale.

Tanti devoti hanno sofferto e soffrono per la contesa attuale tra il vescovo e la Fondazione. Ma nei più alberga una serena certezza derivata proprio dalla vita e dall’ apostolato di Natuzza che lì, nella spianata di Paravati, c’ è tutto un disegno divino che gli umani con le loro piccolezze non potranno ostacolare. E persino ritardi o intoppi, in esso, alla fine, sortiranno un provvidenziale effetto benefico.

 

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Monsignor Luigi Renzo, 72 anni, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, all'apertura della fase diocesana della causa di beatificazione di Natuzza Evolo, il 6 aprile scorso.
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