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Paolo VI diventa santo. Instancabile apostolo radicato nel Vangelo

La canonizzazione di papa Montini, il 14 ottobre, è un invito a conoscere, capire e amare sempre più il Pontefice che ha portato a termine il Vaticano II e ha anticipato la “Chiesa in uscita” di Francesco


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Parole, gesti, viaggi, l’ idea di una Chiesa non arroccata in difesa, ma «in uscita» nelle periferie urbane ed esistenziali: c’ è molto Paolo VI in papa Francesco. Quattro anni fa, beatificandolo al termine del Sinodo straordinario sulla famiglia, Bergoglio definì Montini un «coraggioso cristiano» e un «instancabile apostolo». Era il 19 ottobre 2014. Ora lo dichiara santo. Appuntamento il 14 ottobre. Ancora piazza San Pietro. Ancora un Sinodo di sfondo, quello sui giovani.

Giovanni Battista Montini (1897-1978) s’ è misurato con un mondo sempre meno credente e sempre più globalizzato; in cui l’ “io” s’ avviava a scalzare il “noi”; dove tecnologia, piacere e profitto si trasformavano in idoli. Certe sfide hanno l’ odore d’ inchiostro. Sono cronaca di oggi. Non ebbe paura, Paolo VI. Proprio perché uomo di Dio, radicato nel Vangelo, fedele alla sua Chiesa guardò la modernità dritto negli occhi, senza diventarne schiavo: accettò quanto di buono stava offrendo, ne rifiutò i tratti ostili e pagani. Aprì strade. Così, ad esempio, nel campo del dialogo con le altre fedi, con l’ enciclica Ecclesiam suam (1964), così al fianco dei poveri, con la Populorum progressio (1967), così nel vivere la fede col sorriso sulle labbra, con l’ esortazione apostolica sulla gioia cristiana Gaudete in Domino (1975). Fu il primo Papa a prendere un aereo, ad andare in Terra Santa (1964), a parlare all’ Onu (1965). Fu il Papa che abbracciò ortodossi, anglicani e riformati. Ha innovato e internazionalizzato la Curia romana, ha portato a oltre il 50 per cento il totale dei membri non europei del collegio cardinalizio, del quale ha aumentato il numero, riducendo il peso degli italiani: ha così creato le condizioni che hanno condotto in meno di mezzo secolo all’ elezione di tre Papi non italiani e del primo Papa non europeo.

Il suo capolavoro fu il Vaticano II: eletto per concludere quell’ impresa, lo fece coniugando profezia, prudenza e diplomazia. Nel condurre la sua opera di mediazione prese decisioni originali rispetto al punto d’ equilibrio dell’ insieme della cattolicità. Nel decentramento delle funzioni e dei poteri all’ interno della Chiesa, nell’ apertura ecumenica, nelle trattative con i Paesi comunisti è giunto senz’ altro più avanti di quanto gli veniva chiesto dall’ insieme dei vescovi. Circa etica sessuale e disciplina del clero le sue decisioni sono state talvolta un passo indietro rispetto a quanto si aspettava la gente (compresi alcuni cardinali): tenne il punto, soffrì, consolato comunque da molti sacerdoti (commovente la lettera che gli scrisse padre Pio) e comuni fedeli. Di tutto questo parliamo, dando la parola a esperti e testimoni. Un modo per conoscere, capire e amare sempre più il Papa che prese il nome dell’ “apostolo delle genti” e ci spronò ad andare in missione per le vie del mondo.

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