Tornare ad essere ponte tra Oriente e Occidente

Se non vogliono sparire, i cristiani del Medio Oriente devono lavorare per conciliare cristianesimo e islam. L'opinione di Paolo Naso, docente di Scienza politica e membro della Chiesa valdese.

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Secondo osservatori attenti e partecipi come il sociologo cattolico palestinese Bernard Sabella, si è innescato un processo che potrebbe portare all’ estinzione dei cristiani in Medio Oriente, di cui rimarrebbero le vestigia di templi e monasteri, a testimonianza però di comunità ormai in diaspora o semplicemente sparite dalla scena regionale. Le ragioni di questo rischio sono diverse, variano da Paese a Paese e non si esauriscono affatto nell’ esito «fondamentalista» di alcune rivoluzioni arabe.

L’ esodo cristiano inizia infatti negli anni ’ 70 quando, forti del loro ruolo politico in Libano, molti giovani dei ceti più abbienti scelsero la strada dell’ occidentalizzazione e dell’ emigrazione verso gli Usa. Fu l’ inizio di una fuga di cervelli e di risorse umane divenuta di massa negli anni della guerra civile nel Paese dei cedri. L’ altro grande esodo fu a cavallo dell’ Intifada palestinese degli anni ’ 80, ebbe come protagonisti molti giovani cristiani palestinesi colti e, come fattore determinante, il peso dell’ occupazione israeliana. In altri Paesi ancora – Egitto, Siria – i cristiani si adattarono bene a regimi che concedevano loro spazi di autonomia. Il prezzo politico, però, era la loro fedeltà ai vari raís.

Le rivoluzioni e il loro esito islamista hanno fatto saltare questo “patto” ed esposto i cristiani a ritorsioni e vendette che, giustamente, ci devono preoccupare. Ma senza resuscitare le teorie infondate dello «scontro di civiltà». I cristiani arabi sanno, molto meglio di noi, che o torneranno a essere un ponte tra Occidente e Oriente, tra cristianesimo e islam o, semplicemente, non saranno.

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