Il tempo dell'attesa

La genitorialitá adottiva include nel suo essere alcuni fondamentali momenti da vivere con i figli. Il primo riguarda l'elaborazione dell'abbandono operato dai genitori biologici. Il vissuto abbandonico rappresenta una zona d'ombra che ogni bambino adottato ha dentro di sé. Spetta ai genitori adottivi aiutarlo, diventando, potremmo usare questo termine, "amici" dei genitori biologici.


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Si dice che fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. La tradizione vuole che lo si impari strada facendo, accompagnando un figlio dalla nascita sino alla maturità. Esiste però un tempo che precede l'arrivo di un bambino, in cui si fantastica il suo arrivo, immaginando il colore dei suoi capelli, dei suoi occhi, ecc.. E' un periodo, questo, che serve ai futuri genitori anche ad elaborare il loro vissuto ed a prepararsi ad accogliere il nuovo arrivato. In caso di percorso adottivo, il confronto delle coppie con la perdita del proprio figlio biologico, puó essere molto doloroso e complesso.

«L'elaborazione del lutto è un passaggio fondamentale, necessario affinché il bambino adottato non diventi una figura sostitutiva del figlio naturale e venga accettato per ciò che è veramente. E' questa una fase che vivono le coppie e si può capire solo avvicinandosi loro e ascoltandoli con umiltá, possibilmente spogliandosi dei panni dell'esperto. Dopo l'arrivo del o dei bambini, un'altra sfida delicata per i genitori adottivi sará accogliere la storia del bambino e cercare di elaborarla insieme. Ciò avviene solo attraverso una conoscenza graduale tra genitori e figli».

A parlare è il Francesco Marchianò, psicoterapeuta, giá Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, si occupa di sostegno alle famiglie adottive ed alle coppie in attesa di adozione e collabora, fra gli altri, con "Genitori si Diventa”, un'associazione di genitori adottivi che offre accoglienza e percorsi qualificati alle coppie. La genitorialitá adottiva include nel suo essere alcuni fondamentali momenti da vivere con i figli. Il primo riguarda l'elaborazione dell'abbandono operato dai genitori biologici. Il vissuto abbandonico rappresenta una zona d'ombra che ogni bambino adottato ha dentro di sé. Spetta ai genitori adottivi aiutarlo, diventando, potremmo usare questo termine, "amici" dei genitori biologici. In questo modo le paure degli adulti e dei bambini si possono avvicinare fino a toccarsi evitando, come spesso succede, di tenerle nascoste per il timore di non essere accettati. Un consiglio che vale per i figli e per i genitori.

«Un padre e una madre adottivi anche se non conosceranno mai i genitori biologici,» prosegue Francesco Marchianò, «ne saranno il loro prolungamento. Creare una continuità tra la storia passata e quella presente é il presupposto per la serenità dei figli, se si elimina la storia, ci sarà sempre un'accoglienza parziale».

Ma che succede quando, comunque, la storia passata crea sofferenza e genera fantasmi che inquinano il benessere dell'individuo? Anche quando il rapporto con la famiglia adottiva è ottimale, un figlio potrebbe voler dare un'identità ai propri genitori biologici, magari senza che si traduca mai in un incontro vero e proprio. A volte é impossibile risalire alle figure dei genitori biologici. La legge prevede che al compimento del venticinquesimo anno di età, una persona adottata possa far richiesta al tribunale competente di consultare il fascicolo riguardante la sua storia. Nel momento in cui questo desiderio arriva, la differenza sostanziale consiste nel doverlo fare in solitudine oppure insieme ai genitori adottivi. «Può succedere che chi è stato adottato voglia andare a scavare nel proprio passato per colmare la sensazione di una mancata accettazione.» conclude Marchianò «Quando questo bisogno si manifesta va condiviso dalle figure parentali. E' é una ricerca che si deve fare insieme, sicuramente difficile da gestire per il genitore adottivo ma la sua presenza é fondamentale. Quando é possibile, scoprire che dietro un abbandono si nasconde un gesto di amore puó essere importante».

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