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Ermanno Olmi e la Bibbia: «Una vita senza spiritualità è impossibile»

La nostra intervista al regista appena scomparso, dal numero 9 del 2012 di Famiglia Cristiana: «Abbiamo tutti bisogno di spiritualità. Dobbiamo fare del nostro amore un segno visibile a tutti»


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Il vento soffia dove vuole e, anche se non sappiamo né da dove venga, né dove vada, è certo che accarezza e illumina tutte le cose, rivelandone la bellezza. C’ è sempre un tocco di poesia, e di spiritualità, nelle parole di Ermanno Olmi, un uomo e un regista che ha dedicato la vita a cogliere e rendere visibile la bellezza insita in ogni persona, gesto, attimo... Da L’ albero degli zoccoli a La leggenda del santo bevitore, da Centochiodi a Il villaggio di cartone non c’ è una scena dei suoi film che non sia delicatamente pervasa da quel vento, senza il quale – sono parole sue – «la vita non sarebbe possibile».

Con gioia, e senza perdere quella sua proverbiale capacità di vedere con gli occhi di un “bambino saggio”, parla della Biblioteca universale cristiana (Buc), la grande iniziativa di Famiglia Cristiana.

Olmi, abbiamo ancora bisogno di spiritualità? O possiamo farne a meno?
«Nel momento in cui l’ uomo ha coniato questo termine per tentare di configurare una certa realtà, nel momento in cui è stata pronunciata per la prima volta la parola, è diventato evidente che corrispondeva a una necessità: altrimenti non l’ avremmo mai inventata. È una sorta di istinto di sopravvivenza. Credo che la spiritualità faccia parte della completezza della vita che, se ne fosse priva, sarebbe addirittura impossibile. Alla parola dobbiamo però sempre aggiungere un genitivo di specificazione: ad esempio, il desiderio di spiritualità, che è già spiritualità. È lo stesso di quando si desidera essere innamorati, anche se non lo si è ancora: sentiamo che innamorarsi è una necessità dell’ esistenza. A volte, il desiderio di spiritualità è il momento più alto, in quanto fa dell’ oggetto desiderato lo scopo primo dell’ esistenza. Appunto come accade nell’ innamoramento...».

La scienza e la tecnica, pronte a saziare ogni bisogno e varcare ogni limite, sembrano averle “rubato il lavoro”...
«Oggi pensiamo che scienze e tecnologie non abbiano nulla a che fare con la spiritualità. È un grosso equivoco: persino il computer ha a che fare con la spiritualità, perché so che è uno straordinario strumento per compiere alcuni percorsi, ma al tempo stesso, osservando lo schermo, dico: “Caro computer, non avresti alcuna spiritualità, se non te la dessi io, ogni volta che schiaccio un tasto”. Quindi, non possiamo dire che scienze e tecnologie sono prive di spiritualità. Certo, non viene da loro stesse, ma dall’ uomo, che le rende complici di spiritualità. Il computer è un oggetto senz’ anima solo se noi non gliela diamo: tutto ha un’ anima, quando agisce in nome della spiritualità».

Sacrosante verità: ma non ha l’ impressione che siamo diventati un po’ ciechi di fronte alle manifestazioni dell’ anima?
«La spiritualità ha toni sommessi, a volte viene sovrastata dai rumori, dal vociare dei media, tanto da risultarne mortificata. Che cosa dobbiamo misurare in queste situazioni? Il tasso di nostalgia della spiritualità. E come dovremmo reagire? Scoraggiandoci? Riprendendo la metafora dell’ innamoramento, se constatiamo che sono rare le storie d’ amore che durano una vita, non solo fra due persone, ma fra un uomo e la sua vocazione; se, ad esempio, fossi un astronomo con la passione delle stelle, e cercassi di coinvolgere gli altri in questo mio amore, ma attorno a me riscontrassi solo indifferenza, dovrei rinunciare oppure accettare la sfida di fare del mio amore un segno?».

Una bella alternativa...
«La vita non è mica un giro di giostra...».

Alla crisi che viviamo si cercano soluzioni di tipo esclusivamente economico...
«Siccome la spiritualità, la moralità e la bellezza non sono acquistabili al supermercato, riteniamo ingenuamente che non esistano. Alcuni pensano di poter comprare l’ amore e la felicità con la ricchezza: quando si rendono conto che il denaro non basta, allora aprono gli occhi sul valore insostituibile delle cose invisibili».

 

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