Immagine pezzo principale

San Giovanni XXIII, la festa nel segno del Concilio

L'11 ottobre del 1962 Roncalli apriva l'assise ecumenica e pronunciava il celebre "Discorso della luna". Per questo papa Francesco ha scelto questa data per la festa liturgica, legando la memoria del "Papa buono" a quell'evento profetico che aprì la Chiesa all'abbraccio con la modernità


Pubblicità

San Giovanni XXIII morì il 3 giugno 1963. Ma la Chiesa lo festeggia non in questa data, quella del dies natalis, il giorno della “nascita al cielo”, ma l’ 11 ottobre. Così ha voluto papa Francesco iscrivendolo nell’ Albo dei santi del Calendario romano dopo la canonizzazione del 27 aprile 2014.
L’ 11 ottobre del 1962, infatti, papa Roncalli apriva il Concilio Vaticano II e la sera di quel giorno, affacciandosi dalla finestra del suo studio, pronunciò le parole che hanno commosso intere generazioni di persone, non solo cristiani: «Tornando a casa troverete i bambini. Date un carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nell’ ora della tristezza e dell’ amarezza». Era il celebre “Discorso della luna” che Roncalli pronunciò a braccio mentre il chiarore della luna illuminava la folla arrivata in piazza San Pietro.

"La Chiesa usa la medicina della misericordia invece delle armi del rigore"

Nell’ Ufficio delle Letture per la festa liturgica di san Giovanni XXIII è stato inserito, non a caso, il discorso con cui Roncalli aprì il Concilio: «Quanto al tempo presente», disse, «la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando». Per poi aggiungere: «La Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati. All’ umanità travagliata da tante difficoltà essa dice, come già Pietro a quel povero che gli aveva chiesto l’ elemosina: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!"».

La biografia: da Venezia al Soglio di Pietro

Era nato a Sotto il Monte, piccolo borgo del bergamasco, il 25 novembre 1881, figlio di poveri mezzadri che lo battezzarono il giorno stesso della sua nascita nella locale Chiesa di S. Maria; la stessa dove, divenuto prete, avrebbe celebrato la sua prima Messa, il 15 agosto 1905, festa dell’ Assunzione. Angelino era molto intelligente e terminò le scuole in un lampo, tanto che in seminario era il più giovane della sua classe. A 19 anni aveva completato i corsi, ma per la legge ecclesiastica non poteva essere ordinato sacerdote prima dei 24 anni, così fu mandato a Roma per laurearsi alla Gregoriana. Divenuto prete, rimase per quindici anni a Bergamo, come segretario del vescovo e insegnante al seminario. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato alle armi come cappellano militare. Nel 1921 Roncalli è a Roma e, successivamente, viene inviato in Bulgaria e in Turchia come visitatore apostolico: iniziava così la sua carriera diplomatica. Nominato Nunzio a Parigi nel 1944, diventa Patriarca di Venezia nel 1953.

Un’ esistenza piuttosto appartata, senza fatti eclatanti, fino all’ elezione al soglio di Pietro. Aveva allora 77 anni ed aveva già fatto testamento. Intendeva essere sepolto a Venezia e si era fatto costruire la tomba, nella cripta di S. Marco. Era naturale che ritenesse ormai imminente il suo commiato dal mondo. L’ anno prima, 1957, aveva scritto infatti nel suo diario: “O Signore, siamo a sera. Anni settantasei in corso. Grande dono del Padre celeste la vita. Tre quarti dei miei contemporanei sono passati all’ altra riva. Dunque anch’ io mi debbo tener preparato al grande momento…”.
Ma le vie del Signore sono sovente imprevedibili. Il 28 ottobre 1958 l’ allora cardinale e patriarca di Venezia salì al soglio pontificio, come successore di Pio XII, e molti ne restarono sorpresi. Un vecchio avrebbe dovuto reggere la Chiesa? I giornali presto ci ricamarono su perché veniva da una famiglia di contadini. “Il papa contadino”, cominciarono a chiamarlo. Ma Roncalli aveva ben chiara la propria missione da compiere. “Vocabor Johannes…”. Mi chiamerò Giovanni, esordì appena eletto. Era il primo punto fermo del suo pontificato. Un nome che era già tutto un programma. E non si smentì. Nel 1959, un anno soltanto dopo la sua elezione, “tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito”, come disse ai cardinali riuniti, annunciò il Concilio Vaticano II. Un evento epocale, destinato a cambiare il volto della Chiesa, a segnare un netto spartiacque nella storia della cristianità.

Il miracolo alla suora che lo ha portato agli altari

Anche il miracolo, la guarigione “clinicamente inspiegabile” di una suora malata di cancro, grazie a cui è ora elevato alla gloria degli altari, si è realizzato nel segno di Maria. Suor Caterina Capitani, delle Figlie della Carità, era affetta da un tumore allo stomaco che l’ aveva ridotta in fin di vita. Papa Giovanni era morto da soli tre anni e la suorina con le consorelle l’ aveva pregato a lungo, con grande insistenza e fiducia. Quel giorno, era il 25 maggio 1966, il “Papa buono” le apparve e le disse di non temere, perché sarebbe stata guarita, aggiungendo: «Me l’ avete strappato dal cuore questo miracolo». Prima di scomparire però le fece una grande raccomandazione: di pregare sempre il rosario. Era il suo chiodo fisso durante la vita.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo