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Non essere cattivo, il bellissimo testamento di Caligari

Dopo il consensi unanimi ricevuti a Venezia, tocca al pubblico tributare il giusto riconoscimento a un regista che con la storia di due amici sbandati in cerca di redenzione, che ha terminato di girare poco prima di morire, conclude la sua trilogia iniziata nel 1983 con "Amore tossico"


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Se un ragazzo o una ragazza sono attirati dall'idea di provare una pasticca di ecstasy, vadano a vedere cosa accade a Vittorio, uno dei due protagonisti di Non essere cattivo, l'ultimo film di Claudio Caligari presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia tra il plauso unanime del pubblico e della critica e ora nelle sale. Gli occhi deformati dal terrore, le terribili allucinazioni che prova, l'annientamento totale di sè, forse non serviranno a dissuaderli dal loro proposito. O forse sì. Sicuramente sono molto più efficaci delle tante parole sentite da esperti più o meno qualificati dopo gli episodi di cronaca di quest'estate.

Già solo per questo motivo, Non essere cattivo è un film che va visto. Ma prima di tutto va visto perché è un film bellissimo che meritava di essere in concorso. Il direttore della mostra Alberto Barbera ha dichiarato che avrebbe voluto farlo, ma la morte del regista l'ha convinto a desistere nel timore che tale evento avrebbe condizionato il giudizio sul film in un senso o nell'altro. Una motivazione che non ci convince: se un film merita di essere visto da una platea più ampia possibile, la scelta va fatta, punto e basta.

Caligari, scomparso lo scorso maggio a 67 anni, oltre a "Non essere cattivo", in tutta la sua carriera ha girato solo altri due film, entrambi diventati, come si dice, dei "cult": Amore tossico nel 1983 e L'odore della notte nel 1998. Come i precedenti, è un affresco della periferia romana, in cui fa tesoro delle esperienze accumulate per raggiungere la sua vetta espressiva.

Siamo a Ostia, a metà degli anni '90. Caligari concentra il suo sguardo su due amici inseparabili: Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi, eccezionali, come tutti gli altri attori). Sono due sbandati, che passano le loro giornate seduti al bar a progettare furti e e rapine e a spacciare droga o e le loro serate in discoteca, ad azzuffarsi e soprattutto a correre in auto dopo essersi "calati" delle pasticche. Finché Vittorio conosce una ragazza, va a vivere con lei, e prova a cambiare vita andando a lavorare in un cantiere. Tenta di convincere Cesare a fare altrettanto, ma per entrambi sarà durissima. Cesare in più vive un dramma familiare: sua sorella è morta di Aids e ha trasmesso la malattia alla sua bambina, accudita dalla nonna invecchiata precocemente.

Il regista non ci risparmia niente, ma nel suo sguardo non c'è mai nè cinica indifferenza nè facile moralismo. Anche nei loro comportamenti più abietti, lo spettatore non riesce a non provare compassione ed empatia per i due giovani sbandati che sono capaci di litigare furiosamente ma anche di abbracciarsi con tenerezza e di improvvisare una partita a calcio sulla spiaggia. Come degli eterni bambini cresciuti nel posto sbagliato. Ma questo, per Caligari, ed è un altro merito del film, non rappresenta un alibi: la redenzione è sempre possibile e la vita è più forte di tutto, come si vede nel finale, amarissimo e al tempo stesso aperto alla speranza.

"Non essere cattivo", infine, è un film attualissimo: i giovani non hanno scoperto le pasticche quest'estate come le cronache ci portavano a pensare. E il municipio di Ostia è stato di recente sciolto per mafia...

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Una scena di Non essere cattivo (foto di Angelo Turetta; la foto di copertina è di Matteo Graia)
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