Immagine pezzo principale

No alla privatizzazione dell'acqua

Sette Regioni ricorrono alla Corte costituzionale contro la liberalizzazione dei servizi idrici


Pubblicità

I consumatori, preoccupati per l'aumento delle bollette dell'acqua conseguente alla privatizzazione dei servizi idrici, possono alimentare una flebile speranza. Sono sette le Regioni che hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale (Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia). Nel mirino c'è la riforma che privatizza il servizio idrico, in particolare l’ art. 15, comma 1 del D.l. 135/2009 che prevede l'apertura al mercato come «via ordinaria» alla gestione degli acquedotti. «La materia dei servizi pubblici - si legge nel ricorso della Toscana - rientra nella potestà legislativa esclusiva delle Regioni» in virtù dell'articolo 117, comma 4 della Costituzione.
Ai ricorsi delle Regioni si aggiunge l'iniziativa del Forum dei movimenti per l'acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione dei servizi idrici. Il Forum ha presentato nel 2007 una legge d’ iniziativa popolare, con oltre 400.000 firme per chiedere la “ripubblicizzazione” dell’ acqua che giace ancora in Parlamento. Per questo, il Forum ha deciso di raccogliere le firme per proporre 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma, mercoledì 31 marzo 2010. A partire dal sabato 24 aprile inizierà la raccolta delle firme, in tre mesi occorreranno  almeno 500.000 firme per poter richiedere il referendum che riguarderà ben tre quesiti relativi a alla materia controversa della gestione dei servizi idrici. Tutto ruota attorno alla Legge Galli che nel 1994 ha faticosamente avviato la riorganizzazione degli acquedotti che erano gestiti da 13.500 diversi enti, con un grande spreco di risorse.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo