L'Italia fra crisi economica e crisi d'identità

Nel suo libro "Morire di non lavoro" la giornalista Elena Marisol Brandolini analizza il rapporto tra recessione e infermità mentale e l'impatto diretto della perdita del lavoro e dello status sociale sulla salute psicologica.

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L'ultimo rapporto dell'Eurostat lancia l'allarme: in Italia 18 milioni di persone rischiano la povertà e l'esclusione sociale. Peggio di noi in Europa sta soltanto la Grecia. La crisi economica affonda risorse, energie, la speranza della gente. La crisi investe l'economia, ma anche l'identità di un Paese. Alimenta la sfiducia della gente, nello Stato ma anche in sé stessi. La percezione soggettiva della crisi - che cambia da Paese a Paese - porta le persone al senso di perdita della propria dignità, alla disperazione. Gli effetti della dimensione socio-economica della crisi sul benessere psico-fisico delle persone sono immani: su questo tema negli ultimi anni si sono sviluppati studi e ricerche.

Ad analizzare in modo chiaro e puntuale il problema dell'impatto della crisi sullo stato psicologico  e sulla salute mentale dei cittadini è Elena Marisol Brandolini nel suo libro Morire di non lavoro. La crisi nella percezione soggettiva (edito da Ediesse).  Un titolo forte, lapidario, che rimanda con urgenza al terribile fenomeno dei suicidi legati alla disfatta economica, ai debiti, al fallimento delle piccole imprese.

Giornalista, esperta di politiche di sicurezza sociale, residente in Catalogna, l'autrice scandaglia il fenomeno al di là dei confini italiani, attuando in particolare un confronto con la situazione della Spagna. I dati e le ricerche, spiega la Brandolini nel suo libro, dimostrano una relazione stretta tra l'aumento della disoccupazione nell'Unione europea e il tasso dei suicidi: "in Grecia, ad esempio, nell'ultimo periodo il numero di persone che si è tolta la vita è cresciuto del 40%". Il fenomeno riguarda anche gli Stati Uniti: nell'arco di tempo fra il 2007 e il 2010 "l'aumento della disoccupazione inciderebbe per circa un quarto sull'aumento dei suicidi verificatosi in quel periodo". In Spagna il problema dilagante degli sfratti, a causa dell'impossibilità della gente di pagare i mutui per la casa, ha generato un senso diffuso di disperazione, sofferenza, frustrazione.

La crisi - disoccupazione, perdita di uno status economico-sociale, indebitamento - è in strettissima relazione con i problemi di salute mentale. In Europa, ricorda la giornalista, "lo stress da lavoro è una delle sfide principali in termini di salute e sicurezza. Nel 2005, lo stress rappresentava il secondo problema dal punto di vista della salute professionale, riguardando il 22% dei lavoratori nei ventisette paesi dell'Unione europea".  L'infermità mentale, oggi, si qualifica come una malattia professionale: un debito, ad esempio, "produce un aumento del rischio di disordini mentali come fobia, depressione o attacchi di panico".  Se il lavoro è dignità, la perdita del lavoro ha portato ineluttabilmente alla perdita di questo senso di dignità, a uno stato di profonda sofferenza interiore.

C'è chi ha escogitato forme di sopravvivenza, chi non si rassegna e continua a combattere, dopo aver perso tutto. Ma intanto, tra politiche statali fallite e classi dirigenti incapaci di trovare soluzioni concrete, in Italia, in Spagna, in Grecia, negli Stati Uniti, si continua, purtroppo, a morire di non lavoro.
 

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