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Corruzione, Ciotti e Delpini: "Nostro dovere la cittadinanza vigile"

A trent'anni dalle parole profetiche di Carlo Maria Martini, autorità civili e religiose si sono riunite per fare il punto sul malaffare in città. Dal sindaco Sala e dal Procuratore Greco apprezzamenti per il lavoro di Cantone all'Anac


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 «Mi auguro che in noi ci sia il coraggio e la forza di affrontare il fenomeno tutti insieme. Se sarà affrontato solo da alcuni, servirà a salvare la coscienza di coloro che singolarmente si impegnano. Ma è aiutando i cittadini a essere soggetti della politica con questa profonda persuasione etica, prima ancora di ogni loro adesione politica, che potremo suscitare un movimento di opinione capace di combattere in maniera seria e responsabile»: sono parole che il cardinale Carlo Maria Martini, allora Arcivescovo di Milano, pronunciò il 4 marzo 1989 di fronte agli agli allievi delle Scuole Socio-politiche della Diocesi.

Mancava anno alla presa di coscienza pubblica del prima indagine sugli intrecci tra mafia e istituzioni a Milano, nota come Duomo Connection, tre anni alla rivelazione di quella che è passata alla storia come Tangentopoli, ma qualcosa evidentemente era nell’ aria.

A trent’ anni da quelle parole si sono incontrati a Milano, all’ Auditorium San Carlo luogo che ha immediatamente evocato un altro padre nobile del cristianesimo incarnato nella storia Padre David Maria Turoldo, l’ arcivescovo Mario Delpini, don Luigi Ciotti fondatore di Libera, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il procuratore della Repubblica Francesco Greco per fare il punto sul tema della corruzione sotto l’ egida di Libera che ha presentato un rapporto allarmante secondo il quale, i 10.000 giovani cui è stato sottoposto il questionario sottovalutano la pericolosità sociale del fenomeno mafioso, hanno un’ elevata percezione della corruzione ma all’ 82,1 % non la denuncerebbero per paura, al 34,3% non la denuncerebbero per sfiducia nelle istituzioni, al 22,4% la considerano un fatto normale.  

Mario Delpini: "Chiedo ai parroci di vigilare sui pericoli dell'infiltrazione mafiosa"

«Martini», esordisce l’ arcivescovo, «invita a chiamare le cose con il loro nome, per evitare da un lato il discredito generalizzato, dall’ altro il pericolo di essere ingenui, di arrendersi a una stato di fatto come se fosse indiscutibile. Da vescovo Carlo Maria Martini invitava la sua comunità a cautela e severità. Il tema mi evoca l’ Apocalisse di San Giovanni, in cui si descrive una situazione di potere che impone la regola di portare il marchio della bestia per poter agire. C’ è contraddizione con i principi di morale sociale: non hai diritti in quanto persona ma in quanto portatore di marchio. Tutto questo è attuale: come cristiani siamo chiamati a reagire a un sistema di appartenenza obbligatoria, quale è quello dell’ intimidazione mafiosa. A gennaio ho scritto una lettera ai parroci, invitandoli a una cittadinanza vigile, a tenere d’ occhio e segnalare le situazioni di pericolo sul territorio: la corruzione più pericolosa è infatti quella che la criminalità mafiosa adopera per infiltrarsi nella capacità produttiva del territorio: la disponilibilità di denaro liquido della criminalità mafiosa è una tentazione pericolosa per le imprese in crisi. Le inchieste lombarde ci dicono da anni che le mafie entrano nell’ imprenditoria con la complicità delle vittime che si sentono beneficiate da prestiti usurari che poi i cambio si prendono le aziende».

Giuseppe Sala: "Milano città appetibile, chi fa politica deve rendere conto"

«Milano», ammette il sindaco  Sala, «è città appetibile: il 30% degli investimenti stranieri in Italia arrivano nel comune di Milano. La preoccupazione è doverosa ma non basta, deve diventare azione. Molti sforzi sono stati fatti: in questi anni all’ Anac ho visto Raffaele Cantone lavorare tantissimo e nel fatto che stia verificando possibilità di rientro in magistratura in anticipo rispetto alla scadenza del suo mandato alla presidenza dell'Anac, mi fa pensare che ci sia un malessere. L’ Osservatorio antimafia, il Comitato di legalità del Comune fanno il loro dovere: non risparmiano critiche alla classe dirigente locale ed è un bene che ciò accada. Ma si deve andare oltre. A chi fa politica occorre chiedere di firmare un codice di comportamento: se fai politica hai il dovere di esporti, di accettare che ti chiedano più di quanto si chiede a un comune cittadino e io credo che sia anche giusto che chi fa politica debba dimostrare di essere più probo degli altri».

Francesco Greco: "L'evasione è la madre di tutte le corruzioni".

Francesco Greco, al tempo di Martini, fece parte del cosiddetto pool Mani Pulite, oggi è capo della Procura della Repubblica di Milano e mette in guardia dalle letture retrodatate: «La corruzione esite ancora, ma sono cambiate le cose perché sono cambiati i meccanismi, non dobbiamo ripetere sempre le stesse analisi. Oggi i partiti sono passati dalla corruzione al peculato. La corruzione pubblica non è scomparsa, ma dilaga la corruzione privata e non è meno pericolosa perché distrugge la concorrenza economica: se il concorrente non si adegua è fuori dai giochi. L’ Anac potrà essere magari migliorata, ma va difesa. C’ è un altro aspetto che mi preoccupa: non si parla mai di contrasto all’ evasione fiscale, prevalgono i condoni. Ma l’ evasione è la madre di tutte le corruzioni: quando un pensionato chiede: “Perché devo essere io il pozzo di San Patrizio contro il debito, e non invece l’ evasione?” Ha tutte le ragioni. Non solo il 90% del riciclaggio che vediamo nelle nostre indagini proviene dall’ evasione fiscale. E si sottovaluta la corruzione internazionale che altera lo sviluppo democratico dei Paesi che la subiscono e affama i poveri del mondo».

Luigi Ciotti: "Servirebbero ora scuole socio-politiche"

L’ ultima parola è quella di don Luigi Ciotti, che litiga con il microfono: «Conservo un bigliettino di David Maria Turoldo, diceva: “Lo Spirito è il vento che non lascia dormire la polvere”. Ecco io dico che ne abbiamo bisogno per svegliare le coscienze: mi sconcerta quel 10% per cento di ragazzi che dicono che oggi la mafia è letteratura stiamo tornando indietro: se smettiamo di riconoscere e nominare il male perdiamo la lezione di Martini. Avremmo ancora oggi un grande bisogno di scuole socio-politiche per preparare generazioni attente. Non possiamo solo affidarci alla legge, dobbiamo gratitudine al grande lavoro di forze dell’ ordine e magistratura, ma la legge è efficace se trova conferma nei comportamenti delle persone, tra dieci anni saremo ancora qui a ripeterci».

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