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Migranti, così l'Unione scarica sull'Italia i suoi problemi

L'emergenza immigrazione è un'emergenza dell'Europa, non del nostro Paese, in crisi economica ma di transito per altri Stati. Ma di fronte a questa inconfutabile realtà, l'Europa a trazione Nord-Est che fa? Scarica su di noi l'emergenza e ci manda anche i controlli.


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La pessima Europa odierna, quella trainata dai Paesi del Nord e dell'ex Est, ha dato nuova prova di sé inviando una delegazione di 18 eurodeputati a controllare le procedure che l'Italia applica nell'accoglienza dei migranti e richiedenti asilo. Ufficialmente non è così, ovvio. Scopo della missione, sulla carta, è "facilitare l'attuazione degli schemi di riallocazione" dei migranti negli altri Paesi della Ue, ma tutti sanno che in realtà vengono a farci le pulci per i sommari o scarsi controlli che esercitiamo nei confronti di chi arriva. Sotto speciale osservazione la carente raccolta delle impronte digitali di chi sbarca sulle nostre coste (temutissima dai migranti, perché l'identificazione attraverso le impronte li costringerebbe, in base al Trattato di Dublino, a restare in Italia) e quella rilassatezza dei controlli che permette a molti migranti di andarsene dall'Italia verso altri Paesi. In pura teoria hanno ragione loro, i dirigenti europei che ci mandano i controlli. Ma solo in teoria.

Perché se sono così spaventati dalle nostre mancanze vuol dire che sanno benissimo che la destinazione agognata dai migranti non è l'Italia. Che, al contrario, ha quasi solo la sfortuna di essere inevitabile terra di passaggio per chi, dall'Africa, vuole arrivare all'Europa che dà speranza di lavoro e accoglienza, cioè l'Europa che sta ben più  Nord di noi. Infatti, a dispetto di tutte le destre che sui migranti cercano di lucrare qualche voto, da noi c'è una significativa emergenza ma nessuna invasione: dei 170 mila migranti arrivati nel 2014, "solo" 60 mila sono ancora da noi. E molti di questi se ne andranno il prima possibile, controlli o no. Quindi, l'emergenza immigrazione è un'emergenza dell'Europa, non dell'Italia. Anzi: assai più del resto d'Europa che dell'Italia o della Grecia, altro Paese in crisi economica ma di transito per chi vuole giungere nella Ue da Est.

Ma di fronte a questa inconfutabile realtà, l'Europa a trazione Nord-Est che fa? Scarica su di noi l'emergenza e ci manda anche i controlli. L'ultima decisione dei ministri degli Interni dei 28 Paesi Ue, riunitisi a Bruxelles il 20 luglio, è stata di ripartire nei prossimi due anni 35 mila richiedenti asilo (e non 40 mila come richiesto all'inizio) e non "pro quota" ma su base solo volontaria. Quindi Finlandia (popolazione 5,5 milioni, migranti riallocati 792), Baltici, Polonia (38,5 milioni e 1.100 migranti) e compagnia bella possono scegliere se e come impegnarsi per un'emergenza che è anche e soprattutto loro, fino ad arrivare all'Austria e all'Ungheria che di richiedenti asilo ne prenderanno zero. Mentre l'Italia non può scegliere, è obbligata a gestirli tutti. E pure a fare controlli rigorosi per conto terzi. Terzi che, per essere proprio sicuri di non dover fare i conti con tutta questa gente che vuole andare da loro, ci mandano pure le ispezioni, accompagnandole con un sonoro "arrangiatevi".

Nel frattempo, questi stessi Paesi (Polonia, Baltici e compagnia) ci chiedono di essere rigorosamente allineati a politiche che, giuste o sbagliate che siano, comunque di nuovo danneggiano soprattutto noi e favoriscono soprattutto loro. Per esempio, le sanzioni economiche contro la Russia che all'Italia, prima dell'embargo quarto partner commerciale della Russia, costano un sacco mentre a molti dei "duri e puri" non costano quasi nulla. Altro che controlli e impronte. Come si diceva, la peggior Unione Europea di sempre.    

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Un migrante africano tratto in salvo dalla Guardia di Finanza (Reuters).
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