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Il Villaggio della speranza, un aiuto ai bambini malati di leucemia

A realizzarlo, attraverso l'associazione Agebeo, è Michele Farina, che ha perso il figlio Vincenzo a causa della malattia che lo ha colpito nel 2000. La struttura, in costruzione su un terreno confiscato alla mafia, ospiterà varie famiglie dei piccoli pazienti emato-oncologici.


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(Foto sopra: Michele Farina mostra il plastico del progetto del Villaggio della speranza)

Il coraggio, la tenacia e la generosità di un padre che ha perso il giovane figlio malato di leucemia, scegliendo poi di tendere la mano al prossimo. Michele Farina, dipendente delle poste a Bari, dopo la prematura scomparsa di Vincenzo poco più che 16enne ci ha messo cuore, forza di volontà e impegno per aiutare concretamente i genitori dei bambini emato-oncologici. Per anni ha accolto prima nella sua casa alcune famiglie dei piccoli malati di tumore ricoverati al Policlinico di Bari, poi con la sua associazione Agebeo e amici di Vincenzo Onlus ha cominciato a rendere possibile il grande sogno: realizzare un Villaggio dell’ accoglienza.

Non solo una scommessa, ma anche una forte aspirazione cristiana per costruire un’ opera solidale capace di ospitare i genitori e i loro bambini che spesso sono costretti a sostare tanto tempo a Bari durante i lunghi cicli di cure. «Mio figlio Vincenzo avvertì i primi segni della malattia nel febbraio del 2000. Aveva 14 anni, era un ragazzo pieno di vita che faceva anche lo scout», racconta Farina. «Il suo calvario è durato circa due anni e mezzo dopo che gli venne diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta. Sono stati giorni, mesi difficili in cui la speranza di poterlo vedere guarito era davvero flebile, è stato anche in coma. Quella volta successe una cosa incredibile e sorprendente. Era ricoverato nel reparto di ematologia pediatrica del Policlinico. Sembrava che ormai non ci fosse più nulla da fare. Venne il prete per l’ estrema unzione, poche ore prima del 16 giugno 2002 giorno in cui Padre Pio sarebbe stato proclamato santo da Giovanni Paolo II. Io, mia moglie Chiara e mia figlia Valeria eravamo sconvolti dal dolore. Ad un certo punto, tra lo stupore generale, Vincenzo si svegliò dal coma e ci venne incontro nonostante il suo fisico fosse diventato gracile. Lui ci abbracciò e ci disse anche che aveva sentito nella sua stanza un inconfondibile profumo di fiori».

Durante la degenza di Vincenzo in ospedale, Michele Farina si rese conto che alcuni genitori dei bambini malati di tumore che venivano da fuori regione non avevano la possibilità di affrontare le spese per il soggiorno a Bari. Decise così di ospitare nella cameretta di Vincenzo una famiglia calabrese, cui ne seguirono altre. Nel frattempo le condizioni di Vincenzo peggioravano. Venne ricoverato all’ ospedale "Burlo Garofolo" di Trieste in attesa del trapianto di cellule staminali. Ma il 24 novembre 2002 purtroppo il suo cuore cessò di battere. «Fu un dolore indicibile per tutti noi. Poco prima della sua morte, nei momenti di indicibile sofferenza, guardai Vincenzo negli occhi azzurri come il mare e gli feci una promessa: che avrei aiutato i genitori di altri bambini e ragazzi malati».

L’ associazione Agebeo, che conta 50 soci e oltre 5.000 sostenitori, è stato il primo passo (giugno 2003). Nel 2007 in un appartamento confiscato alla criminalità organizzata dal Comune di Bari sono state ospitate numerose famiglie di alcune regioni meridionali, del Nord Africa e dell’ Est europeo. Ma Farina ha allargato il suo orizzonte solidale per raggiungere un traguardo dall'enorme significato sociale. Su un terreno di 6.000 metri quadri confiscato alla mafia dal Comune, nei pressi dell’ ospedale oncologico “Giovanni Paolo II”, sta sorgendo il Villaggio dell’ accoglienza che prevede 10 unità di cui 8 abitative di 47 metri quadri ciascuna, una destinata alla reception e una all’ attività di riabilitazione. Dopo la posa della prima pietra, il 24 novembre del 2015, è stato realizzato finora il rustico grazie soprattutto alla fattiva collaborazione di Trenta Ore per la Vita e alle innumerevoli donazioni di gente comune. «Per completare l’ opera servono almeno 800mila euro che spero di raccogliere con l’ aiuto di tutti. Mi auguro di portare a termine il villaggio entro giugno 2019. Lavoro giorno e notte per realizzare questo sogno. Vincenzo mi dà la forza di andare avanti e di non demordere. Quando guardo quei bambini che soffrono mi si stringe il cuore. Per loro e per i genitori costretti a vivere una vita difficile c'è davvero bisogno di tanta solidarietà e di umana comprensione». Per contatti: info@agebeo.it tel. 080/5593527.

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