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«Mia figlia: 8 anni di scuola senza insufficienze, ma ancora non usa le doppie!»


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Sono il papà di una ragazza di quattordici anni che sta frequentando il primo anno di un istituto tecnico. Mi capita di leggere a volte ciò che scrive mia figlia e, francamente, rimango non di rado perplesso: dopo cinque anni di scuola elementare e tre di media ancora non è padrona dei rudimenti della lingua italiana, commette errori di ortografia legati soprattutto all’ uso delle doppie, le manca un lessico appropriato. Ma ciò che mi sorprende di più è che in italiano, pur non essendo mai stata una cima, in otto anni di studio non ha mai avuto gravi insufficienze. Com’ è possibile? Ai miei tempi le maestre usavano molto la matita rossa e blu, oggi mi pare che l’ ortografia non vada più tanto di moda.

MASSIMILIANO

— Caro Massimiliano, gli errori di ortografia sono senza dubbio quelli che colpiscono di più genitori e docenti. Non è raro arrivare in sala professori con carichi consistenti di qual’ è con l’ apostrofo, pò con l’ accento, uniti a dò, fà e fù, stà e stò, tutti presenti negli elaborati dei ragazzi di scuola media. Ci sono poi espressioni che entrano di diritto nell’ aneddotica: un ragazzo, un giorno, scrisse in un tema di aver avuto “la quolina in bocca”, facendo eco a un suo compagno che aveva invece svolto “l’ atesina di Scienze”. Sorrisi a parte, lo sconforto resta, insieme alla matita rossa e blu che molti insegnanti continuano ancora a usare. Certo, qualcuno dietro alla cattedra si scoraggia, dà la colpa a chi l’ ha preceduto e a volte scende da cavallo riponendo elmo e scudo. Ma è una piccola parte. Del resto, sostengono gli esperti, agli errori di ortografia c’ è rimedio: con esercizi mirati, senza perdersi d’ animo, in qualsiasi ordine di scuola. Perché è risaputo che h mancanti, accenti e apostrofi di troppo accompagnano gli studenti anche all’ università. E a volte non abbandonano neanche i maestri: dall’ insegnante veneta, recentemente licenziata, che scriveva squola con la q, all’ insegnante della provincia di Milano che arricchiva la zebbra con la doppia b. Più complesso è invece intervenire quando il problema riguarda la composizione testuale, che si riflette nell’ uso della punteggiatura, quando peggiora la sintassi, si sgretola la costruzione della frase, mancano le congiunzioni. Agire qui, però, è ancor di più necessario perché in un periodo disarticolato viene meno il pensiero che la lingua veicola. La scuola deve continuare a correggere, conscia del suo ruolo, senza scoramenti. Alla famiglia il compito di riscoprire il piacere della lettura condivisa, di stimolare la discussione, di coltivare il dialogo. E qualche sera anche di spegnere la televisione, per lasciar spazio alle parole.

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