Meno anni a scuola, meno Pil

Per la prima volta in Italia, una ricerca nazionale misurerà quanto costa al nostro Paese l'abbandono scolastico in termini di Pil. Attualmente, il tasso di dispersione in Italia è poco meno del 18%. Che equivale a oltre 620 mila ragazzi e ragazze a rischio.

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C'è un rapporto tra dispersione scolastica e Prodotto interno lordo? E quanto valgono gli interventi di volontariato, e terzo settore in genere, per recuperare agli studi bambini e ragazzi che rischiano di non terminare i dieci anni di scuola obbligatori? Per la prima volta in Italia, una ricerca nazionale misurerà queste variabili importanti del problema dell'abbandono scolastico. Sarà pronta per l'inizio dell'anno di studi 2014/2015 ed è promossa dalla onlus Intervita (www.intervita.it), in collaborazione con la Fondazione Giovanni Agnelli e l'Associazione Bruno Trentin di Cgil. Direttore scientifico della ricerca è Daniele Checchi, dell'Università degli Studi di Milano.

La ricerca intende misurare il costo, in termini di Pil, del fenomeno dell'abbandono scolastico, e il valore degli investimenti messi in campo dalle istituzioni scolastiche, dagli enti locali, dagli enti di formazione e dal terzo settore per contrastare questo fenomeno. Secondo Eurostat, l'istituto di statistica europeo, nell'Unione a 27 il 12,8% dei giovani lascia i banchi di scuola prematuramente, e il 10% è l'obiettivo da raggiungere entro il 2020. In Italia, però, il dato è un più problematico 17,6%, ben lontano dall'obiettivo europeo anche se molto migliore del 25,3% che toccavamo nel 2000.

Un tasso di dispersione scolastico quasi del 18% corrisponde a una popolazione di oltre 620 mila ragazzi e ragazze a rischio di abbandono. Questo fardello grava sull'economia e sulla crescita del Paese in modo pesante: il suo costo economico finora non è mai stato studiato in modo approfondito, ma le prime analisi sommarie valutano una perdita secca di 4 punti percentuali di Pil ,solo a causa del fatto che in Italia vi sono 12.631.284 adulti tra i 25 e i 64 anni che hanno conseguito al massimo la licenza media.

Il progetto Frequenza200 di Intervita coinvolge 2.500 ragazzi

Da decenni, il terzo settore nelle sue varie espressioni (associazioni, fondazioni, parrocchie, oratori, enti religiosi, doposcuola informali, centri giovanili, centri sociali eccetera) è molto attivo per garantire il recupero scolastico, ma non è mai stato stimato il valore dell'insieme delle sue azioni, nè il numero dei volontari e dei ragazzi coinvolti, o le ore spese nel recupero. Mentre una conoscenza più puntuale potrebbe attivare quell'integrazione tra pubblico e privato sociale (e all'interno dello stesso privato sociale) che permetterebbe di valorizzare al massimo l'impegno di tutti.

Intervita, fondazione che opera da anni in Italia e nel mondo a favore di bambini e donne, può partire dalla recente esperienza del suo progetto "Frequenza 200" (www.frequenza200.it), che per il secondo anno consecutivo promuove tre interventi contro la dispersione scolastica, in contesti difficili, a Milano, Napoli e Palermo. Dall'anno prossimo abbraccerà altre tre regioni, e conta nel triennio di coinvolgere 2.500 ragazzi, oltre 2.500 famiglie e 800 insegnanti. La novità del progetto sta nella rete creata tra educatori, ragazzi e famiglie e, in parallelo, tra i tre centri di Milano, Napoli e Palermo.

Durante il primo anno, l'80 per cento dei ragazzi interessati, tra i 10 e i 16 anni, sono stati promossi.

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