Malo celebra Luigi Meneghello

Il "piccolo maestro" pubblicò mezzo secolo fa "Libera nos a Malo", vivido ritratto degli usi e dei costumi della provincia vicentina fra gli anni '30 e '60, colorito dal dialetto.

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Libera nos a Malo di Luigi Meneghello fu pubblicato cinquant'anni fa. E il suo paese, in particolare con l'Associazione che porta il nome dello scrittore e studioso, prevede una serie di eventi lungo tutto l'anno per ricordare la pubblicazione di un capolavoro sui generis, divenuto un piccolo classico, capace come raramente era accaduto nella storia letteraria di ritrarre con freschezza un'epoca e un luogo, attraverso l'uso sapiente del dialetto.

Meneghello è nato a Malo nel 1922. Partecipa attivamente alla Resistenza, nel gruppo dei cosiddetti "Piccoli maestri" (dal titolo di uno dei suoi romanzi, da cui Daniele Luchetti trasse il suo film del 1997), e compie diverse azioni nell'Altipiano di Asiago,
sfuggendo a diversi rastrellamenti. Finita la guerra, è impegnato nel Partito d'Azione e si laurea in Lettere. Sposa nel 1948 Katia Bleier - la K. dei suoi romanzi - un'ebrea jugoslavia rinchiusa con la famiglia ad Auschwitz, liberata nel 1945 dagli inglesi e convinta di essere l'unica della famiglia sopravvissuta: due anni più tardi scoprirà che la sorella maggiore Olga si era salvata e viveva a Malo e deciderà allora di entrare clandestinamente in Italia. Comincerà poi la sua attività accademica in Inghilterra, che diventerà la sua seconda patria. Per quanto riassunta per sommi capi, appare evidente che la vita di Meneghello è un affascinante romanzo.

Libera nos a Malo fu pubblicato nel 1963 e resta la sua opera più rappresentativa. L'infanzia, la vita di provincia, i personaggi tipici, gli usi e i costumi, la società fra gli anni Trenta e i Sessanta sono i temi che confluiscono in questo testo autobiografico, a tratti spassoso, intimo e insime pubblico. Davvero innovativo lo stile praticato dall'autore: una felice mescolanza di narrazione, saggio, romanzo sociale, autobiografia, storia di formazione. Si procede per fulminee associazioni, spesso dettate dal linguaggio, un tema che resterà centrale in tutta l'opera di Meneghello. Il ricorso al dialetto apre ambiti semantici dalle implicazioni ricchissime e, insieme, dà linfa all'atteggiamento ironico dell'autore. Nella trama del racconto della propria infanzia, della famiglia, del contesto paesano si disegna sottotraccia la riflessione sul tempo che passa, sulla felicità perduta, sull'ambiguità del concetto di progresso e sviluppo.

È da apprezzare che l'associazione che rende omaggio allo scrittore (www.luigimeneghello.org) abbia scelto di improntare le celebrazioni a un tono di convivialità: l'interessato avrebbe gradito... Il 16 febbraio, ad esempio, l'evento "È una foto ricordo, sorridi" consiste in una cena letteraria, con letture e commenti di Libera nos a Malo. E il 7 marzo con "Zio Dino, Ernesto, Lena e gli altri zii di Libera nos a Malo" si rievocheranno le pagine memorabili sugli zii di Gigi... Buon divertimento a tutti.

Luigi Meneghello (1922-2007).
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