Mazara celebra i giusti di Sicilia

Un museo multimediale si aprirà prossimamente a Mazara del Vallo: il suo titoli, I giusti di Sicilia, servirà a ricordare i Siciliani che hanno lottato per un Paese migliore.

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Luigi Sturzo, Giorgio La Pira, Leonardo Sciascia, Giuseppe Fava, Piersanti Mattarella, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pino Puglisi... Sono solo alcuni dei nomi che popoleranno il museo multimediale di prossima apertura voluto dalla Diocesi di Mazara del Vallo.


Per un attimo, leggendoli uno di seguito all'altro, si resta a cercare il filo rosso che unisce questi nomi tra loro e alle altre figure scelte per il museo. Ma prestissimo il disegno si compone nella testa di chi legge l'elenco dei 25: è la sagoma di una Sicilia, colma di persone che avrebbero voluto un'Italia e una Sicilia diverse e che hanno lottato per renderle migliori, facendo ciascuno nel proprio ruolo la propria parte. Una parte che molti, non tutti, hanno pagato con la vita.

Il museo, voluto da don Francesco Fiorino, rettore del Seminario vescovile di Mazara, si chiamerà I giusti di Sicilia e avrà carattere multimediale: a pian terreno piattaforme multimediali ricostruiranno per i visitatori le vite e le storie. Il piano superiore si aprirà a conferenze, proiezioni, iniziative volte a perpetuare la memoria della Sicilia dei giusti, ma anche ad aggiornare l'elenco, ad ampliarlo.

Alla presentazione don Fiorino ha parlato dell'iniziativa come di un progetto di «laboratorio sociale e culturale, nel cui esempio i giovani e gli adulti possano rispecchiarsi».
«Ricordare le figure raccolte in questo piccolo elenco», ha spiegato il professor Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, intervenuto alla presentazione «non è solo un modo di non disperdere la memoria delle persone - e sono tante, molte più di quelle citate qui - che hanno segnato positivamente la storia della Sicilia, ma è anche un'esortazione a che ciascuno faccia nel proprio compito e nel proprio modo il proprio dovere nel modo migliore. Che la mafia vi sia e sia purtroppo profondamente e negativamente incisiva è vero ed è importante che questo messaggio non scompaia e che l'allarme non si sottovaluti. Ma  è importante che in parallelo passi il messaggio dato da chi ha vissuto nel rispetto del proprio dovere e delle regole morali e civili».

Anche per questo la Diocesi ha lanciato un appello a che li si aiuti a trovare per il Museo storie e materiali, perché l'elenco si allunghi, perché la memoria viva, perché non troppi tasselli manchino. 

Il giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990.
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