Dal buio alla luce, la storia vera di un riscatto

La ricostruzione romanzata di una vicenda realmente accaduta, ai limiti dell’ impossibile: l’ apprendimento del linguaggio e, insieme, la conquista della propria identità, da parte di una ragazza sordocieca. Un film piccolo ma non “minore”, che in Francia è stato il caso della stagione.

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Un film piccolo ma non “minore”, che in Francia è stato il caso della stagione. Marie Heurtin: dal buio alla luce di Jean-Pierre Améris (da oggi in sala) è la ricostruzione romanzata di una vicenda vera, ai limiti dell’ impossibile: l’ apprendimento del linguaggio e, assieme ad esso, la conquista della propria identità di persona da parte di una ragazza sordocieca. Ma non ai giorni nostri in cui varie associazioni meritevoli (come la Lega del Filo d’ Oro) offrono sussidi e aiuti pedagogici alle famiglie dei bambini nati in queste difficili condizioni.

La storia si svolge a fine Ottocento e per la piccola Marie, nata in una famiglia di agricoltori della Loira, nessuno sa cosa fare. Pur cresciuta con infinito amore dai genitori, la ragazzina è una bestiola allo stato selvaggio, libera ma fragile e umorale in quanto incapace di comunicare e di rispettare qualsiasi regola. Giunta all’ adolescenza, per lei si prospetta (come era solito all’ epoca) il ricovero in manicomio: a 14 anni, la fine della vita… Non rassegnandosi all’ idea, il padre la affida alle suore del vicino convento di Larnay, dove già sono abituate a tirar su bambine in qualche modo “diverse”. Difficile però anche solo immaginare come possa essere un mondo senza suoni e senza immagini. Ci sarà un’ anima buona che, per la prima volta, tenti di affrontare i problemi apparentemente insormontabili della sordociecità?

“Ho scoperto per caso la storia di Marie Heurtin e ho deciso, incuriosito, di visitare l’ istituto Larnay a Poitiers”, dice il regista Améris, noto ai cinefili per la raffinata commedia Emotivi anonimi. “L’ istituto non è più una struttura religiosa, pur rimanendo un centro per bambini sordomuti. Mi ha stupito che fosse ancora operativo, malgrado i progressi scientifici dell’ ultimo secolo. Poi ho capito che lì era nato tutto, il metodo rivoluzionario per restituire a chi nasce privo di vista e udito, sensi fondamentali, il senso e la misura della realtà. E che a realizzare un simile prodigio era stato un altro essere umano”.

L’ anima buona che fin da subito prende a cuore e di petto, anche fisicamente, la piccola Marie è suor Marguerite, giovane religiosa che con innato senso materno e profonda dedizione comincia una lotta corpo a corpo con la ragazzina. Una lotta che pian piano evolve in dimostrazione d’ amore fino alla comprensione delle basi della comunicazione. La conquista del linguaggio libererà la mente e l’ anima di Marie. Fondendo amore materno e metodo incessante, Marguerite riuscirà a trasformare le emozioni basiche in sentimenti, l’ istintività animalesca in umanità consapevole. Tanto che Marie, ormai adulta, diverrà a sua volta insegnante per ragazze sordo cieche.

Un film, quello di Améris, che non ha nulla di mieloso e che si pone a metà strada tra Anna dei miracoli di Arthur Penn e Il ragazzo selvaggio di Truffaut
. Appassionante come una storia d’ avventura grazie alle dense interpretazioni di Isabelle Carré nel ruolo di Marguerite e della giovane Ariana Rivoire, realmente sorda nella vita e perciò dotata di speciale sensibilità.
“In tempi come questi di difficile dialogo, fra persone e religioni e culture, mi è sembrato importante ricordare questa storia vera su come si diventa parte di una collettività”, spiega il regista. “Diamo troppo spesso per scontata l’ importanza delle parole, che non sono soltanto suoni bensì anelli di una catena che ci lega gli uni con gli altri”.

Proprio la filosofia che guida da lustri la meritoria attività della Lega del Filo d’ Oro, onlus fondata nel 1964 a Osimo da Sabina Santilli, sordocieca dall’ infanzia, di cui è da sempre testimonial Renzo Arbore (adesso affiancato da Neri Marcorè)
. Nella sua costante opera di sensibilizzazione, la Lega del Filo d’ Oro ha compreso l’ importanza del film di Améris e si è adoperata perché potesse essere accessibile in sala anche agli spettatori sordi e ciechi. In molte grandi città, perciò, Marie Heurtin: dal buio alla luce verrà proiettato con i sottotitoli e con un’ apposita audio descrizione. Esperimento che, si spera, troverà in futuro sempre maggiori applicazioni.

“Difficile descrivere come mi sono sentito, quando ho incontrato questi bambini sordociechi a Larnay”, chiosa Améris. “Potendo comunicare solo con il tatto, erano ansiosi di toccarmi le mani e la faccia. Io però mi sentivo impotente e incapace di qualsiasi comunicazione. Ho capito che il lavoro duro di suor Marguerite fu un miracolo vero e proprio. Non per nulla, le sue tecniche sono ancora utilizzate. Dopo quella visita ho sentito dentro di me il dovere di raccontarne la storia. Il legame tra Marie e suor Marguerite rappresenta poi quel tipo di esperienza che a una suora dovrebbe essere negata: l’ amore materno. Altro miracolo. Ne è venuto fuori un film luminoso”.

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