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Marea nera, dramma negli abissi

In Louisiana, nel Golfo del Messico, la rottura di un robot sottomarino provoca l'aumento della fuoriuscita del petrolio. I tecnici della BP non riescono a risolvere l'emergenza.


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Una nuova fuoriuscita di greggio sta devastando il Golfo del Messico, al largo delle coste della Louisiana, dove l'oceano è già invaso dal petrolio a causa dell'incidente alla piattaforma della British Petroleum. A causa del mal funzionamento di un robot sottomarino, il tappo sul pozzo della compagnia petrolifera inglese Bp è stato temporaneamente tolto: lo ha annunciato oggi a Washington Thad Allen, il responsabile per le operazioni di contenimento.

Nella conferenza stampa Allen ha parlato di incidente provocato da un robot, con una conseguente fuga di gas. Senza tappo, il flusso di petrolio che fuoriesce dal pozzo della Bp nel Golfo del Messico è ancora aumentato, e quindi l'emergenza ambientale diventa ancora più accentuata. Anche se parte del greggio continua a essere bruciato in superficie.

    Intanto, almeno due persone sono morte in due diversi incidenti legati alle operazioni di contenimento del greggio nel Golfo del Messico: lo ha annunciato sempre a Washington l'Ammiraglio Thad Allen. In realtà, hanno poi spiegato fonti della Guardia Costiera, le morti - quelle di due persone responsabili per le operazioni di disinquinamento - non sono direttamente legate alle operazioni di recupero del Golfo. Una delle due vittime sarebbe infatti il capitano di una barca, ucciso con un colpo di arma da fuoco.

Dopo essere tornato per la quarta volta sul luogo del disastro il Presidente si è rivolto formalmente alla Nazione dall'Oval Office. I suoi attacchi sono andati a tutte le potenti lobby petrolifere, ed anche alla corruzione di certe Agenzie che avrebbero dovuto controllare. Il suo appello è stato per tutti gli americani affinché colgano l'opportunità di questo disastro e si convertano a nuovi tipi di energia . “Non accetterò che si dica che la sfida che io lancio è troppo grossa.” Presto arriverà un Comandante in capo, ma intanto il petrolio continua ad uscire e la marea nera a sporcare l'oceano, a minacciare coste e fiumi.

    Cosa hanno fatto in quasi due mesi, come si sono mossi la politica, la scienza e l'esercito più potente del mondo? Quali umori ora girano fra coloro che abitano in quel meraviglioso habitat naturale che è il Delta del Mississipi , l'area più provata, tanto ricca di uccelli, tartarughe, balene? Sebbene il Golfo del Messico resti off limits per i giornalisti, proviamo ugualmente a rispondere.

    Incominciamo da cosa si è fatto. Si è iniziato, anzittutto, coi sommergibili. Quattro, tutti robotizzati, già in aprile sono stati calati a 1500 metri di profondità col compito disperato di attivare le valvole che avrebbero dovuto impedire il disastro. Con una decisione quanto meno azzardata sono anche stati sparsi composti chimici che avrebbero dovuto sciogliere le sostanze inquinanti mentre partiva il progetto di scavare un pozzo gemello che dovrebbe togliere pressione a quello colpito dall'esplosione.

    La perforazione è in corso, pare. Fin dai primi giorni sono stati impiegati almeno 300 vascelli fra motoscafi, rimorchiatori e chiatte. Oggi siamo ad oltre mille. Alcuni sono stati utilizzati per la famosa operazione di maggio, Top Kill, clamorosamente fallita. Con questa si è tentato di riempire di fango la falla fino a chiuderla col cemento. Intendiamoci, non fango qualunque , ma speciale, e cioè arricchito di minerali che lo rendono più fluido e che è stato trasportato dalle chiatte, mentre altre chiatte schiumatrici continuano a rastrellare il petrolio che affiora in superficie.

L'effetto per chi decide un tour al fine di rendersi conto di come l'America affronta il problema è patetico , commovente e angosciante. Più spesso surreale. Dai siti dell'Agenzia spaziale, Nasa, a quelli dell' Agenzia Geologica , la US Geological Survey, ti inseguono filmati che paiono bollettini di guerra dal tono delle voci , ma che ti affliggono per il poco che paiono poter risolvere. E per l'impotenza e la minaccia che dunque ne emerge.

    Qui in prima linea nel compito di salvare il Delta del Mississipi dove vivono pellicani, aquile, anatre, tartarughe e balene e prospera una flora unica su cui regnano le mangrovie abbiamo trovato il NOAA, l'Agenzia degli Oceani. Il suo sito è tagliato dalla scritta Emergency e fornisce tutte le notizia sugli spostamenti della marea nera. Impartisce consigli ai pescatori ed anche ai consumatori di pesce. Fornisce istruzioni su come chiedere risarcimenti alla BP.

    Lancia appelli ai volontari e agli amanti della natura affinché non intervengano sugli animali di propria iniziativa, ma segnalino i ritrovamenti ad una serie di numeri verdi. C'è anche una chiamata a raccolta per volontari perché si presentino là dove moltissimi sono già al lavoro a strofinare con lo shampoo o col detersivo dei piatti tartarughe e pellicani con effetti che nessun davvero conosce.

    Intanto la US Geological Survey, propone barriere di sabbia annunciando che costruirà una sorta di isola di sabbia artificiale sempre davanti al Delta per proteggerlo. Invece dal suo sito la Louisiana State university propone una serie di filmati datati 3 giugno in cui una sfilza di professori incravattati coi colori dell'Ateneo (giallo e viola) ripete con una bella faccia di bronzo che il loro Centro per la sicurezza dei pozzi petroliferi è l'unico al mondo, l'unico a fornire a ingegneri neolaureati competenze che nessun altro ha. Quando dicevamo surreale... È anche annunciata per la stessa data una riunione a porte chiuse nel campus di Baton Rouge (seguirà conferenza stampa) sull'emergenza “oil spill”.

Per restare nel surreale andiamo dove all'inizio di giugno si è recato Obama in persona , vale a dire in uno dei dei più grandi Politecnici del mondo, la Carnegie Mellon University di Pittsburgh , per tenere un discorso durissimo in cui ha chiesto a tutti di focalizzarsi sulle fonti energetiche diverse dal petrolio. Questo il Presidente lo ha fatto subito e continuato a farlo la sera del 15 giugno.

    Dal Carnegie Mello egli ha poi incitato il Congresso a cancellare le sovvenzioni alle compagnie petrolifere le quali raggiungono cifre che neppure lui è riuscito a farsi calcolare ma che dovrebbero oscillare tra i 15 ed i 35 miliardi di dollari l'anno per contribuire a tenere basso il prezzo della benzina. Cifre che fanno impallidire il fondo pur ricco destinato al celebre”American recovery act” con cui lo stesso Congresso, su sollecitazione di Obama, nel febbraio 2009 decise di sovvenzionare ricerche nell'economia verde, ma anche nel nucleare sicuro, ricerche che dovrebbe portare a un paese più pulito, a nuovi posti di lavoro ed ad arricchire l'export.

    Cambiamo Politecnico e rechiamoci in quello più vicino ai petrolieri, in Texas, alla Texas A&M University dove A&M sta per Arts and Minerals. Qui usando la stessa formula magica: oil spill, veniamo informati che il 27 ottobre del 2009-sembra ieri- si era tenuto un convegno intitolato :”Fare della sicurezza la nostra seconda natura.” Era diretto ad evitare un'altra esplosione come quella avvenuta nel 2005 nella raffineria BP, sì BP, di Texas City , contea di Galveston, Texas naturalmente.

In preda all'angoscia dirottiamo su Hollywood dove James Cameron, il regista di Avatar , ma prima ancora del Titanic , sta offrendo il suo aiuto. Lui di esplorazioni sottomarine se ne intende e di sottomarini ne possiede una flotta. Se li era costruiti per esplorare di persona la carcassa del Titanic, quella vera. Il problema è che nessuno gli da retta e alla BP lo hanno rimbeccato con spocchia. Addirittura.

    Questo all'inizio di maggio. Passati i giorni e visti i fallimenti il famoso regista ha convocato a sue spese il pilota della navicella russa Mir che già lo aveva accompagnato a esplorare il vero Titanic , oceanografi dell'università della California, impresari subappaltatori della US Navy. Risultati? Chissà, forse idee per un nuovo film , ancora più avvincente di Avatar.

    A Hollywood c'è pure Kevin Costner con l'ossessione per le acque, come sanno i suoi fans che non hanno dimenticato Waterworld . Finanziato dalla bizzarra star qualcuno ha perfino inventato una centrifuga in grado di separare l'acqua dal petrolio. La BP la comprerà ? Kevin non ha ancora fatto il prezzo

Torniamo ai Politecnici, e teniamoci lontani dai pozzi di petrolio arrivando nella chicchissima Boston al mitico Mit, il Massachussetts Institute of Technology , dove ci parlano di una nuova carta da cucina che pare identica a quella che vi comprate al supermercato, ma che invece è costruita con le nanotecnologie.

    Il leader della ricerca è uno dei nostri cervelli in fuga che per fortuna sta per rientrare. Si chiama Francesco Stellacci, classe 1973, laurea al Politecnico di Milano , un viso molto simpatico e molto intelligente. L'invenzione della sua equipe può stare nell'acqua mesi e mantenersi asciutta, assorbendo però ogni liquido inquinante che può essere poi spremuto e restituito, magari dentro una petroliera.

     Non è che il prof. Stellacci ci proponga di asciugare l'oceano con lo Scottex , se la sua carta alle nanotecnologie fosse davvero già in produzione la si potrebbe usare magari per foderare i booms , le barriere galleggianti. E invece, ci dice lui gentilmente, siamo solo alla fase sperimentale. Peccato ! Sarà per quello che i booms Obama in persona li sta chiedendo all'Unione Europea dato che non ne ha a sufficienza sebbene la BP ne abbia subito comprate, ancora ad aprile per chilometri!

Non vogliamo fare ironia. Il Mit infatti possiede anche un favoloso istituto oceanografico in una località costiera che si chiama Woods Hole e qui ha sviluppato un gioiellino, un aliante , glider in inglese, che vola sopra e sotto le acqua , si chiama Glider Spray, essendo Spray il nome di una corvetta che ancora nell'ottocento fece il giro del mondo guidata da uno oceanografo californiano. Ed infatti Glider Spray è creatura di Woods Hole, ma in collaborazione con Scripps che è l'Istituto oceanografico di Caltech, altro mitico Politecnico , il California Institute of Technology.

    Questa è una vera meraviglia come la spugna del prof. Stellacci, solo che è già in servizio. Glider Spray può essere lanciato da una piccola motovedetta e poi , dentro l'acqua , gonfiarsi a seconda delle necessità. Completamente robotizzato è in grado di girare negli oceani con autonomia di mesi trasportandosi un carico di sensori che ci diranno tutto sullo stato di quelle acque. È soprattutto lui che ci sta mandando le notizie che ci hanno abbacchiato. Non che dallo spazio si sia stati fermi.

    La Nasa i suoi satelliti li ha sempre in funzione e le foto le troviamo tutte sul suo sito. Inoltre ha subito impiegato i suoi aerei da ricerca adatti a scoprire dove il petrolio si sta dirigendo e soprattutto dove è più spesso, più minaccioso, a capire quindi dove prima dirigere le barche che ripuliranno le acque. Le schiumatrici appunto.

    Mentre tutti si affannano arriva il 10 giugno dalla Cina, mancava la Cina, la scoperta di una nuova famiglia di batteri progettata appositamente per un disastro come questo . Sono batteri mangiatori di petrolio. Il merito è del Politecnico di Xi'an in collaborazione col Politecnico dell'Oregon. Non sono proprio una novità. Ci sono anche altri batteri raccomandati dall'Agenzia dell'ambiente e dalla stessa BP , ma accolti, fino ad ora con grande diffidenza.

Finiamo con una vera storia americana, a Magnolia Springs, contea di Baldwin, Alabama, dove l'indomani dell'incidente già erano in attesa della marea nera, privi di qualsiasi fiducia nel governo federale, come spesso capita nel Sud. Qui incontriamo i pompieri , sempre eroi silenziosi di tutte le catastrofi. Sono coordinati dalla Chiesa Battista e da tutta la comunità, una vecchia comunità creola di solo 1000 persone.

    Mentre la Guardia Costiera e la Marina si rimbalzavano accuse, loro si sono riuniti in municipio ed hanno deciso di partire subito, sfidare la burocrazia, infischiarsene di tutte le Agenzie governative chiedendo direttamente il finanziamento alla BP che ha mandato un'elemosina di 200.000 dollari coi quali tutta la cittadina si è messa al lavoro.

    Quando il momento verrà la marea troverà una barriera di chiatte a chiudere le insenature su quel Magnolia river ricco di quei gamberetti che solo i creoli sanno davvero cucinare e che finisce sulla Week Bay, un estuario della Baia di Mobile. Le chiatte sistemate dai volontari sono spalleggiate da ben tre barriere di boom , spezzeranno le onde mentre i boom assorbiranno tutto l'inquinamento. Forse.

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