Malta non assiste i migranti. Ancora una volta

La denuncia era arrivata dal CIR - Consiglio italiano per i rifugiati. I 102 migranti respinti da Malta saranno accolti in Italia

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La storia si ripete, ancora una volta. In prossimità delle coste libiche, il 6 agosto, la nave commerciale Salamis ha avvistato e soccorso un gommone in difficoltà, carico di persone. A bordo, tra i 102 migranti, ci sono anche quattro donne incinte, un ferito e un bambino di 5 mesi.

Ma le autorità non autorizzano lo sbarco. Da domenica e per le successive 72 ore Malta, in palese violazione delle norme internazionali, ha ancora una volta negato il diritto dei migranti a essere accolti nel primo porto sicuro per ricevere la necessaria assistenza medica e umanitaria.

La denuncia era prontamente arrivata dal CIR - Consiglio italiano per i rifugiati. La situazione è molto grave, come conferma il direttore Christopher Hein: "Ancora una volta Malta non concede la possibilità di sbarcare a persone in stato di necessità. Questa storia ne ricorda, purtroppo, molte altre verificatesi in passato. La normativa internazionale non lascia adito a dubbi: chiunque sia soccorso in alto mare deve essere portato nel primo porto sicuro e lì essere assistito. È evidente che, in questo caso, la responsabilità ricade su Malta come primo porto di attracco".

Invece il primo ministro maltese Joseph Muscat ha dichiarato che la nave Salamis ha volutamente ignorato le direttive, provenienti sia dalle forze militari maltesi sia dal Centro di Soccorso di Roma, di ricondurre i 102 migranti al porto di Khoms, in Libia. Malta, convinta della legittimità della propria posizione, è rimasta insensibile anche all'appello di Cecilia Malstrom, commissario UE agli Affari Interni, che invitava il Governo maltese a compiere il proprio dovere umanitario.

Si sono perciò susseguiti contatti diplomatici e trattative, mentre i migranti restavano a bordo della Salamis, senza poter ricevere l'adeguata assistenza. La situazione di stallo si è sbloccata solo quando l'Italia ha deciso di accoglierli e quindi, questa mattina, la nave Salamis è salpata alla volta di Siracusa. La vicenda ha per l'ennesima volta messo in luce quanto, al di là delle dichiarazioni di principio, l'Unione Europea deleghi in toto la prima accoglienza dei migranti provenienti dal Nordafrica ai Paesi membri mediterranei, senza garantire un contributo consistente in termini di mezzi e risorse.

Il direttore Hein infatti è estremamente chiaro anche nei confronti delle istituzioni europee, alla luce del Trattato di Lisbona che, per lo meno sulla carta, ha ridefinito la suddivisione delle competenze tra Unione e Stati membri, oltre ad aver esplicitamente menzionato la tutela dei diritti fondamentali sul suolo europeo. "È quanto mai necessaria una redistribuzione delle responsabilità tra i diversi Paesi membri: Malta non può essere lasciata sola, come d'altronde prevede il Trattato di Lisbona, ma deve essere supportata dall'Europa".

Hein riflette infine sulla politica dei "respingimenti" e sulla Convenzione su ricerca e soccorso in mare, secondo la quale il "primo porto sicuro" non può essere stabilito solo in base alla collocazione geografica, poiché in nessun caso le persone possono essere rinviate in territori nei quali la loro vita e la loro libertà sarebbero a repentaglio. Respingere i migranti verso la Libia, per esempio, avrebbe violato tanto i diritti di queste persone quanto gli obblighi internazionali.

"In Libia non esistono assicurazioni di alcun tipo rispetto alla salvaguardia dei diritti di queste persone. Le condizioni dei rifugiati sono ancora estremamente gravi", conclude il direttore del CIR. "In nessun modo può essere considerata ancora un luogo sicuro, in cui migranti forzati possano essere assistiti e soccorsi".

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.cir-onlus.org

Migranti sbarcati a Malta lo scorso luglio
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