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M'illumino d'azzurro

Al via la campagna del Telefono Azzurro che raggiungerà il culmine sabato 17 e domenica 18 novembre in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei bambini


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Sabato 17 e domenica 18 novembre, oltre 6mila volontari faranno luce sui diritti dell'infanzia calpestati da adulti incapaci di ascoltare, istituzioni a volte inadeguate, leggi incomplete scendendo in 1.300 piazze italiane con le candele di Telefono Azzurro, momento culminante di una campagna che in Tv sarà sostenuta a partire da lunedì 12 dai tre canali Rai per eccellenza grazie al contributo del Segreteriato sociale. "Accendi al'azzurro" è l'occasione per tutti coloro che apprezzano il lavoro dell'associazione e per tutti coloro che ancora non lo conoscono in modo approfondito di saperne di più sugli articolati progetti di ascolto e intervento a favore dell'infanzia per i quali vale la pena fare anche solo un piccolo sacrificio. Solo così si può garantire ai minori in situazioni di disagio, in qualunque forma si manifesti, un'assistenza professionale e partecipe 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno: supporto telefonico, presenza nelle scuole, attivazione in contesti di emergenza, progetti speciali nelle carceri, tutte facce di una stessa medaglia al collo del Telefono Azzurro, da più di 25 anni al fianco dei bambini. Ernesto Caffo, docente di neuropsichiatria infantile all'Università di Modena e Reggio Emilia, presidente e fondatore dell'associazione, lancia il suo appello: «Le candele azzurre che ormai utilizziamo da diversi anni in concomitanza con la Giornata mondiale mondiale dei diritti dei bambini che si celebra il 20 novembre sono l'espressione più azzeccata di una fiamma che non possiamo permetterci il lusso di spegnere: senza luce, infatti, rischieremmo di dimenticarci oltre quello che già oggi si fa normalmente dei bambini, delle loro esigenze, dei loro bisogni, sottovalutando le loro richieste di aiuto e i campanelli d'allarme che spesso anticipano quelle che poi diventano emergenze. E il Telefono Azzurro è lo strumento che abbiamo trovato noi per difendere i diritti della fascia più debole e indifesa della popolazione». E ancora: «Genitori, insegnanti, allenatori: non c'è adulto che non debba assumere una maggiore consapevolezza del proprio ruolo necessariamente educativo, fornendo in prima persona un esempio, un modello credibile e poi ascoltando e interpretando non solo le parole ma anche gli altri segali che bambini e adolescenti, nella loro innocenza, trasmettono». Il professor Ernesto Caffo non si stanca di ripeterlo: i rischi sono dietro l'angolo, anche all'interno dei contesti più apparentemente tranquilli e protetti. I bambini devono sentirsi liberi di chiedere aiuto a un adulto perché non c'è niente di male, di strano, di poco dignitoso nel manifestare dubbi, paure, disagi. «E in questo senso il telefono Azzurro credo abbia interpretato ottimamente il proprio ruolo, grazie alla sua capacità di adeguarsi velocemente ai cambiamenti di contesto: avere costantemente il polso della situazione tramite il contatto diretto con chi chiede aiuto ci permette di avere una marcia in più rispetto a chi, invece della prevenzione, si mobilita, magari anche con gesti eclatanti, ma quando ormai è troppo tardi per essere realmente d'aiuto ai minori. Le famiglie, i migranti, i disabili, i nuovi media: sono tutte realtà in continuo divenire, cambiano le forme, i bisogni e i modi di interazione. Il segreto è esserci e farsi trovare pronti». Non esattamente uno scherzo. «Quello che manca in Italia è una profonda e radicata cultura dell'aiuto nei tempi e nelle modalità consone a dare risposte efficaci a chi vive il disagio: assistiamo quotidianamente a sprechi di risorse umane ed economiche, mancanza di progettualità, difficoltà a fare rete. E intanto ci sono ancora almeno 30mila bambini negli istituti, in migliaia scappano di casa e altrettanti si ritrovano ad essere "invisibili" di fronte al mondo che dovrebbe sostenerli e metterli al centro. Gli interventi diretti all'infanzia nel nostro Paese sono "malati" di frammentazione: tra carenza di risorse e sovrapposizioni, nonostante la consapevolezza generale sia aumentata, operiamo in modo troppo limitato. Un esempio per tutti: manca a livello istituzionale un seria raccolti di dati sui temi dell'infanzia. In questo modo come è possibile portare avanti serie politiche sociali?».

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