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Lorenzo fa i conti con il padre

Paolo Perazzolo legge per noi "Sono comuni le cose degli amici" di Matteo Nucci, finalista allo Strega. Un romanzo convincente, che affronta con coraggio i grandi temi della vita.


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«Si può smettere di rifare sempre le stesse cose che hanno fatto i padri?». Lorenzo veglia il padre. Attorno al defunto si muovono le diverse donne della sua vita, la figlia Martina, gli amici di Lorenzo, parenti e conoscenti.

Nessuno però è stato sconvolto dal lutto come Lorenzo: la morte del padre ha scatenato in lui un drammatico esame di coscienza, dettato dall’ ossessione di non ripetere gli errori del genitore, uomo dal tradimento facile e giocatore d’ azzardo. La vita del giovane – potrebbe avere più o meno l’ età dell’ autore, 40 anni – sembra in effetti ricalcarne le orme: non ha il vizio del gioco, ma ha già visto sfaldarsi il suo matrimonio e si è messo con la donna del suo migliore amico...

Chiuso il primo quadro, “Veglia”, se ne apre un secondo, “Vento”. Lorenzo è con Sara, la nuova compagna, su un’ isola greca. La crisi aperta dalla morte del padre scava dentro di lui, rendendo inevitabile lo scontro con la ragazza: lei vorrebbe leggerezza e lo trova noioso. Il terzo e ultimo quadro, “Volto”, vede il protagonista di nuovo a Roma, ancora in preda ai dubbi. Sarà la madre a spingerlo a capire che il suo destino è nelle sue mani, che non è una fatale reiterazione della vita del padre.

Il merito di Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie) di Matteo Nucci, finalista allo Strega, è di affrontare con coraggio temi centrali della vita. Qui si parla d’ amore e tradimento, di libertà e responsabilità, del rapporto fra padri e figli, della centralità della famiglia nella costruzione dell’ identità (davvero belle le descrizioni delle cene). E l’ allusione del titolo all’ amicizia non resta vuota: angosciato dalla solitudine del padre, Lorenzo comprende che, se continuerà a tradire, farà la stessa fine. Nucci racconta questo percorso esistenziale con una scrittura sorvegliata (c’ è forse qualche lungaggine, mentre l’ ultimo capitolo evita un facile happy end che avrebbe rovinato tutto) e sensibile a ogni sfumatura dei sentimenti, anche attraverso l’ “ascolto” del paesaggio.

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Paolo Perazzolo commenta il libro di Matteo Nucci.
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