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Il Papa e l’ incontro con la gente che fa vincere la fatica

Capita che arrivi provato dal viaggio, ma appena stringe mani e incrocia sguardi torna fresco come una rosa. Fissa gli occhi delle persone, così ognuno si sente interpellato. E poi, alle conferenze stampa...


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Il Papa visto da vicino è esattamente quello che si vede da lontano. Ho avuto la possibilità di seguirlo nei suoi viaggi apostolici in modi diversi: in Brasile ero fuori volo e da solo, senza supporti; poi sono andato come giornalista legato alla Rai arrivando prima e partendo dopo; ancora, come direttore di La Civiltà Cattolica ho viaggiato nel volo papale, e adesso lo seguo nella delegazione. Questo mi ha permesso di vedere le cose da prospettive differenti. Soprattutto il suo rapporto con la gente. Ho così avuto modo di guardare le cose dal punto di vista del Papa.

Ci sono momenti in cui vedi la gente che ti viene letteralmente addosso perché vuole avere un contatto con lui. E, dall’ altra parte, c’ è questa sua estrema normalità nel rapportarsi con le persone. Anzi, ho come l’ impressione che il Papa non veda proprio la «massa»: vede i volti. Per esempio: non fa saluti generali, ma punta gli occhi e interagisce con l’ uno o con l’ altro. Questo mi colpisce molto. Così come mi sorprende il fatto che ciascuno si senta anche guardato. Le telecamere normalmente inquadrano Francesco che compie gesti molto naturali con questo o con quello. In quel momento ciascuno si sente in un rapporto personale con il Papa.

Un altro aspetto è quello che riguarda il suo modo di gestire la propria stanchezza. Ricordo il viaggio in Colombia. Durante il volo di andata mi era parso molto stanco. Poi siamo arrivati e, in Nunziatura, quando c’ è stato il primo vero momento di contatto reale con la gente, è immediatamente rifiorito. È stato così anche nelle Filippine, dopo il tifone a Tacloban. Nonostante si fosse inzuppato, il giorno dopo, nell’ incontrare le persone, sembrava fresco come una rosa. Il contatto con la gente è essenziale: lo fa fiorire. La stessa conferenza stampa che tiene poi sul volo di ritorno esprime questa attenzione pastorale. Non è una situazione facile. Anzi: può essere rischiosa perché il Papa non chiede di conoscere le domande che gli verranno poste. Ma è aperto a questo contatto perché le domande che fanno i giornalisti, in fondo, sono quelle che farebbe la gente comune.

E anche in volo Francesco non è chiuso in una bolla di inaccessibilità. Tutt’ altro. Ho però un ricordo che mi è rimasto impresso nella memoria con commozione. Eravamo in volo verso la Colombia. In cabina era tutto buio. Tutti riposavano. Mi sono svegliato e mi sono messo in piedi. A quel punto ho visto una lucina accesa. Era la sua. Non so se stesse pregando o leggendo perché non sono andato a disturbarlo, ovviamente. Ma avevo visto prima che teneva accanto a sé gli scritti di santa Teresina e il breviario. E allora sono rimasto lì in piedi per un po’ a contemplare questa immagine.

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