Librino, ritratto di un quartiere

Si potrebbe dire che è l'immagine del nuovo che avanza, della forza della bellezza che riscatta il degrado, della vitalità dei ragazzi contro ogni rassegnazione. Il workshop internazionale di fotografia che si conclude in questi giorni a Librino (17-20 ottobre), lo storico quartiere di Catania, che in origine doveva essere un progetto-modello, poi è diventato simbolo del degrado, e oggi, infine, sta lentamente trovando un nuovo modo di essere, ha tanti significati. Un centinaio di ragazzi delle scuole Campanella Sturzo, Mangano, Dusmet, Cannizzaro e San Giorgio portano a compimento un percorso inziato due anni fa, incentrato sulla fotografia, sotto la direzione di Reza Deghati, iraniano, uno dei più grandi fotoreporter del Nazional Geographic, che nel 1996 con l'Unicef aveva avviato il progetto "Lost Children Portrait" (ritratto dei bambini perduti), realizzando in Ruanda le foto di 1.200 bambini dispersi, che furono affisse in cinque campi per rifugiati e che permise a 3.500 di loro di ritrovare i genitori.

La Fondazione Antonio Presti - il vulcanico e intraprendente imprenditore-mecenate-artista che cerca di offrire un'occasione di riscatto attraverso l'arte e che combatte la criminalità in ogni sua forma con la bellezza - ha coinvolto Reza per organizzare laboratori fotografici destinati ai ragazzi delle scuole di Librino. Questi si sono trovati, quasi tutti per la prima volta, con una macchina fotografica in mano: una vera e propria arma pacifica per esprimere i propri sentimenti, i propri bisogni, il malessere che covano dentro e che non trova vie d'uscita, la voglia di cambiamento, le aspirazioni individuali e di una comunità provata. Imparate tecniche e regole di base per l'uso del mezzo, i ragazzi hanno messo nell'obiettivo i luoghi e i momenti fondamentali della loro vita, vale a dire la famiglia, il quartiere, il gioco, la scuola.

Tutto il lavoro fotografico venuto alla luce all'interno di questa esperienza sarà proiettato su installazioni multimediali, dove saranno visibili tutti gli altri archivi fotografici della fondazione, ai quali hanno contribuito complessivamente 30.000 persone:  Il popolo della bellezza , come lo chiama Antonio Presti. Il workshop finale costituisce anche un tassello per la costruzione di un altro interessante progetto, il Museo internazionale dell immagine -Terzocchio meridiani di luce, che sorgerà sempre a Librino. Sarà il più grande museo fotografico a cielo aperto, un archivio civile, antropologico e artistico che mostrerà i visi, gli sguardi, l anima di oltre 30.000 persone di Librino, di Catania e dell intera provincia etnea.

Per saperne di più: www.librino.org, www.ateliersulmare.it

Reza Deghati durante un laboratorio con i ragazzi di Librino.
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