«Libero e figlio di Dio», la radice del mio coraggio

Il perdono: parte tutto da lì. Nell'omelia di oggi, a Santa Marta, papa Francesco ricorda che «noi siamo figli di Dio grazie a Gesù, nessuno ci può rubare questa carta d’ identità».

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Cosa c’ è scritto sulla carta di identità dei cristiani? Papa Francesco usa parole semplicissime e spiega che c’ è scritto «figlio di Dio» e commenta: «Nessuno ci può rubare questa carta di identità, che bella carta di identità!». Parla a Santa Marta nella quotidiana omelia della Messa del mattino. Ogni giorno inventa qualcosa per spiegare il Vangelo. Quello di oggi è la storia del paralitico a cui Gesù perdona i peccati e lui rimane sconcertato, perché voleva ben altra guarigione. Gli scribi li accanto lo stanno aspettando al varco pronti ad accusarlo di bestemmiare. Gesù allora lo guarisce anche nel fisico. Bergoglio spiega il retroscena, sottolineando che le guarigioni, l’ insegnamento, le parole forti contro l’ ipocrisia, sono «soltanto un segno, un segno di qualcosa di più che Gesù stava facendo», cioè il perdono dei peccati. Gesù insomma riconcilia il mondo con Dio e questo è il “miracolo più profondo”, che fa diventare tutti figli di Dio.

Poi aggiunge: «E’ bello essere figli di Dio!». Qual è il compito dei figli di Dio? Avere coraggio, dice il Papa, per portare avanti «l’ opera della riconciliazione». Il perdono, tutto parte da lì. «Quella è la radice del nostro coraggio. Sono libero, sono figlio… Mi ama il Padre e io amo il Padre! Chiediamo al Signore la grazia di capire bene questa opera sua, questo che Dio ha fatto in Lui: Dio ha riconciliato con sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione e la grazia di portare avanti con forza, con la libertà dei figli, questa parola di riconciliazione. Noi siamo salvati in Gesù Cristo! E nessuno ci può rubare questa carta di identità. Mi chiamo così: figlio di Dio! Che bella carta di identità! Stato civile: libero!».

                                                                                                                            Alberto Bobbio    

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