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Lettera di Intersos

Rispettata la Carta di Roma


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Abbiamo accolto l’ invito rivoltoci dalla Rai, essendo noi impegnati da più di venti anni - ed attualmente in 14 Paesi - a soccorso di sfollati e rifugiati. L’ Unhcr e Intersos avrebbero dovuto garantire che i contenuti della trasmissione fossero coerenti con la “Carta di Roma”, il protocollo deontologico concernete richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, sottoscritto nel 2008 dal Cnog e dalla Fnsi. Tale protocollo prevede, tra l’ altro, che i Media interpellino, “quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’ informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni”. Noi di Intersos, e ovviamente anche l’ Unhcr, concordiamo con le affermazioni e le firme raccolte contro la trasformazione delle tragedie umane, della sofferenza e della dignità delle persone in fiction e spettacolarizzazione. Come potrebbe essere diversamente? Il programma che la Rai sta preparando non è però un reality show né una fiction. Non avremmo mai accettato di collaborarvi e ci saremmo opposti decisamente alla sua realizzazione. Cos’ è quindi il programma “Mission” sui rifugiati che andrà in onda in dicembre? Il direttore di Rai 1, Giancarlo Leone, l’ ha ampiamente spiegato e, in ogni caso, non spetta a noi entrare nel merito e assumerci responsabilità di un programma in cui siamo stati invitati per le nostre competenze specifiche. Mi limito quindi ad alcuni punti che più ci stanno a cuore.
1. “Mission”. L’ abbiamo vissuto e lo viviamo come un tentativo innovativo di programma sociale per portare anche in prima serata e al vasto pubblico il tema dei rifugiati, facendolo con la massima attenzione e il massimo rispetto per le persone, la loro sofferenza e la loro dignità, rendendole protagoniste nel raccontarsi. Nelle cinque crisi umanitarie che vengono toccate, in paesi africani, mediorientali e latinoamericani, si mettono al centro le persone con le loro storie vissute e il loro personale punto di vista e si mostra il lavoro degli operatori umanitari.
2. I personaggi noti al pubblico televisivo che entrano in contatto con queste realtà, vivendoci per una quindicina di giorni, sono sempre accompagnati dagli operatori umanitari dell’ Unhcr e di Intersos. E’ un periodo breve, ma sufficiente per vivere un’ esperienza di conoscenza e consapevolezza della condizione di chi ha perso tutto ed è aiutato a ricostruire la propria vita con dignità nel paese ospitante. Con la loro capacità comunicativa, trasmetteranno al vasto pubblico, le sensazioni, forti e intense, vissute nei giorni di rapporto umano con i rifugiati, i bambini soldato, le donne schiavizzate da miliziani, le persone in fuga, e con le operatrici e gli operatori umanitari che con essi vivono. Altre persone, in studio, durante la trasmissione, cercheranno di approfondire il tema e di inquadrare ogni situazione nel proprio contesto.
3. La raccolta fondi che accompagnerà il programma sarà finalizzata a quelle realtà che i telespettatori vedranno. Dati i principi che guidano le nostre organizzazioni, ci siamo adoperati, con piena adesione da parte della RAI, perché non fosse minimamente fatta una tv del dolore ai fini dello spettacolo e della raccolta fondi.
4. Ci siamo posti con molta umiltà e prudenza, consci dei rischi dell’ innovazione ma convinti di poter contribuire ad ampliare, con un ulteriore strumento, le trasmissioni esistenti, televisive, radiofoniche o web, che possono rispondere all’ esigenza di comunicare e di coinvolgere sul tema dei rifugiati, vittime di guerre e persecuzioni, e dell’ intervento umanitario. Si tratta di un programma preparato con grande attenzione e con una disponibilità, da parte di RAI 1, a condividere il percorso e ad accogliere ogni richiesta dell’ Unhcr e di Intersos utile a garantire la qualità dei contenuti e la dignità e l’ immagine dei rifugiati. La Rai sa come si fa un programma tv di prima serata, noi sappiamo come si parla dei rifugiati rispettando la loro condizione e il loro dolore. Ognuno, è la nostra sincera impressione, sta facendo al meglio il proprio mestiere.
5. Si tratta di un tentativo e al tempo stesso una sfida che Intersos, superando i dubbi iniziali, ha accettato di assumere, insieme alla Rai e all’ Unhcr, convinti che, migliorandone via via il formato, possa diventare uno strumento aggiuntivo di seria e diffusa comunicazione sociale. Forse, con questo programma potrebbe anche essere segnata una tappa importante nella storia della RAI per il sociale e al servizio (pubblico) di chi ha più bisogno. Si potranno portare in prima serata e potranno raggiungere il vasto pubblico temi quali la ricerca scientifica per salvare vite, la salvaguardia della natura, le adozioni a distanza, le povertà diffuse, le opportunità dell’ immigrazione, solo per fare alcuni esempi. Non so se la Rai riuscirà appieno fin da queste prime trasmissioni ma, per quanto ci riguarda, abbiamo ritenuto che valga la pena tentare, con serietà e dedizione, come stiamo facendo.
Nino Sergi, presidente Intersos

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