Le lacrime della protesta turca

Amnesty international lancia un appello: fermare la fornitura di equipaggiamenti antisommossa alla Turchia fino a quando non verranno rispettati i diritti a manifestare pacificamente

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Di quello che accade in Turchia, in questi giorni, si è smesso di parlare. Come se la protesta fosse finita. Come se la situazione fosse tornata "normale". Ma la realtà di ogni giorno racconta scenari e storie diverse. Ci pensa Amnesty International ad alzare il livello di attenzione della comunità internazionale chiedendo a tutti i Paesi coinvolti di sospendere i trasferimenti di gas lacrimogeni, veicoli blindati e proiettili alla Turchia almeno fino a quando le autorità del Paese non saranno in grado di garantire il diritto di manifestazione pacifica e di libertà di espressione. La richiesta arriva al termine degli ultimi scontri che hanno visto la polizia protagonista dell'utilizzo di grandi quantità di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere chi era sceso nelle strade a protestare, a volte, per dovere di cronaca, anche con intenti bellicosi.

Gli animi sono tornati a scaldarsi dopo lo scorso 10 settembre quando un manifestante, Ahmet Atakan, è morto in circostanze poco chiare: la versione della polizia parla della caduta da un palazzo mentre alcuni testimoni oculari hanno riferito che l'uomo sarebbe stato colpito da una cartuccia di gas lacrimogeno. Per un crudele scherzo del destino, la manifestazione era stata indetta nella provincia meridionale di Hatay per ricordare e chiedere giustizia per la morte di un altro manifestante colpito il giugno scorsa da un'altra cartuccia di gas lacrimogeno.

«La polizia turca - ha riferito Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International per la Turchia - ha ripreso a usare la forza in modo eccessivo nelle manifestazioni. Pertanto, è necessario che tutti Paesi sospendano i trasferimenti di gas lacrimogeni, di proiettili antisommossa e di veicoli blindati, fino a quando le autorità turche non avranno preso provvedimenti per evitare morti e feriti. Chiediamo ai governi di prendere posizione e fare pressione sulla Turchia affinché sia rispettato il diritto di manifestazione pacifica e si ponga fine all'abuso della forza».

Alcune fonti non confermate ufficialmente riportano che la polizia Turca avrebbe fatto un ordine straordinario di equipaggiamento antisommossa comprensivo di circa 100mila candelotti di gas lacrimogeno e oltre 100 veicoli blindati: il materiale dovrebbe provenire da Brasile, Corea del Sud, India e Usa ma in passato anche altri Paesi hanno in qualche modo sostenuto militarmente la Turchia come Belgio, Cina, Hong Kong, Israele, Regno Unito e Repubblica Ceca. 

Secondo i dati diffusi dall'Associazione medica turca, dall'inizio dell'ondata di protesta sono almeno 8mila i manifestanti feriti cui ci aggiungono 5 vittime, tre delle quali riconducibili ad un abuso di forza da parte della polizia. Sempre stando ad alcune stime non ufficiali la polizia turca avrenne finora impiegato qualcosa come 130mila cartucce di gas lacrimogeno, molte delle quali in modo inappropriato e, oltre ragionevole dubbio, in modo percioloso per la vita stessa dei manifestanti. 

«A diversi mesi di distanza - conclude Gardner - , le autorità turche devono ancora condurre indagini indipendenti e imparziali sul massiccio  e abusivo ricorso alla forza da parte della polizia nei confronti di manifestanti pacifici a Istanbul e in altre città del Paese».

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