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Cafarnao, atto di accusa dei bambini invisibili

L’ incredibile odissea del piccolo Zain nel film premiato a Cannes dove realtà e fantasia si fondono


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N el finale di Ladri di biciclette, il piccolo Bruno piange di vergogna per suo padre, sorpreso a rubare una bici. Ma poi gli stringe la mano, perché comprende che l’ ha fatto solo per disperazione. In Cafarnao (il villaggio dove Gesù fece il suo primo miracolo), la regista Nadine Labaki si spinge oltre. Il dodicenne Zain, alla sbarra per aver commesso un grave reato, punta il dito contro i genitori, colpevoli di averlo messo al mondo.

Un salto indietro nel tempo ci racconta il perché di questa accusa inaudita. Il bambino dà una mano alla famiglia lavorando come garzone a Beirut. Il suo capo è anche il padrone di casa e ha messo gli occhi sulla sorellina di appena 11 anni. Quando i genitori, per pagare l’ afffitto, accettano di dargliela in sposa, Zain scappa e inizia un’ odissea che lo porta a prendersi cura di Yonas, un bimbo di un anno figlio di un’ immigrata kenyota che rischia di essere rimpatriata.

Frutto di tre anni di lavoro, premiato dalla giuria a Cannes, Cafarnao supera la lezione del neorealismo anche nella scelta degli attori: non solo sono presi dalla strada, ma sono legati ai fatti narrati nel film. Zain, per esempio, è fuggito in Libano dalla guerra in Siria e quando la regista lo ha incontrato lavorava in un supermercato. Ora vive in Norvegia e va a scuola, ma milioni di altri bambini come lui, maltrattati e abbandonati, aspettano ancora il loro miracolo.

CAFARNAO - CAOS E MIRACOLI
di Nadine Labaki, con Zain Alrafeea, drammatico, 120’

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