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La Ue vara la caccia al barcone

La politica europea s'incarta sulle solite due questioni: come distribuire i migranti nei diversi Paesi e come intervenire contro il traffico. Missioni militari a terra, in Libia, o solo in mare?


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Che l'Unione Europea decida qualcosa, oltre alle sanzioni contro la Russia, è sempre piacevole notizia.  In particolare se la decisione riguarda l'emergenza migranti che da anni, ormai, investe a tutta forza i Paesi del Mediterraneo e, in particolare, l'Italia. E' un problema più che complesso, che nessuno riesce a risolvere in modo del tutto convincente (nemmeno gli Usa al confine con il Messico, per dire) e non sorprende che ci siano indecisioni e incertezze.

Il punto, però, non è questo. Il vero problema è quello di un'Europa che, sulle migrazioni come su molti altri tavoli, rincorre affannosamente le proprie divisioni e certi errori del passato. L'ipotesi di intervento presentata all'Onu può piacere o non piacere ma è, al momento, meramente teorica. Ci sono Paesi come Regno Unito (è intervenuta addirittura Theresa May, ministro dell'Interno, per dirlo), Repubblica Ceca o Repubblica Slovacca che hanno già detto "no" all'ipotesi di accogliere i profughi secondo lo schema di redistribuzione che, tra l'altro, esenterebbe l'Italia che ha già fatto, e in abbondanza, la propria parte. Il Consiglio europeo, anche utilizzando la clausola del Trattato di Lisbona che lo esenta dal voto all'unanimità in casi di emergenza, avrà la forza di imporre ai Paesi renitenti (e saranno almeno cinque o sei) il rispetto delle decisioni prese con un voto a maggioranza?

Altra questione: l'intervento con la forza per stroncare il traffico e le basi in Libia dei trafficanti di esseri umani. La Libia, attraverso i due Governi contrapposti di Tobruk e Tripoli (il primo è quello "ufficiale", riconosciuto dalla maggioranza dei Paesi; il secondo è quello più islamista, legato ai Fratelli Musulmani), ha già chiesto di escludere azioni di forza sul suo territorio.

Ma le azioni di forza sono, oltre al resto, anche il grimaldello per convincere i 28 Paesi della Ue a prendersi, ognuno, una quota di migranti. Il ragionamento, più o meno, è: voi  (Paesi Ue) vi prendete la vostra parte di migranti, noi (Ue e Onu) distruggiamo il traffico e i barconi e vi garantiamo che non avrete più il problema di accogliere i migranti.

Ragionamento che salta se tali azioni non possono essere attuate. Già, ma quali azioni? Il giornale inglese Guardian, citando il documento che dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri dei Paesi Ue lunedì prossimo, sostiene che in esso sono previste azioni militari sia in mare sia a terra, in Libia. La Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, ha escluso i colpi di mano in Libia. Che cosa resta? Il bombardamento o l'abbordaggio dei barconi in mare, parrebbe. Il bombardamento: migranti a bordo compresi? L'abbordaggio: per fare che, dei migranti trovati a bordo?

Insomma, i punti oscuri restano molti. E non sarà da iettatori ricordare che l'Onu ha sempre messo volentieri il timbro su azioni belliche (vedi Iraq 2003 e Libia 2011) che poi, non solo ma anche dal punto di vista delle migrazioni, hanno prodotto solo danni. Speriamo in bene.
 

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Barche da pesca usate dai migranti per sbarcare in Italia (Reuters).
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