La prima volta di un Papa nel tempio valdese: «Perdono»

Svolta storica. Francesco (salutato come "fratello" dai protestanti) ha chiesto perdono «per i comportamenti non cristiani, a volte persino non umani, contro di voi». Bergoglio ha poi incontrato i suoi parenti, una trentina di persone in tutto: «Un ritorno a casa».

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C'è qualcuno che si mette a piangere, trai fedeli valdesi presenti nel tempio di Torino, il primo costruito dopo le persecuzioni che li avevano costretti a rimanere segregati nelle valli. Papa Francesco parla in piedi, dal microfono dell'altare. E chiede perdono per quei tre secoli di scontri e violenze: «Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!», dice il Papa.
Un incontro denso di contenuti, quello che conclude la parte pubblica della visita di papa Francesco a Torino. Un incontro cercato per fare ancora qualche passo sulal via dell'unità. Sia Papa Francesco che il moderatore della tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, citano le cose in comune che sono state fatte: la traduzione interconfessionale della Bibbia, il testo comune sui matrimoni interconfessionali, il documento contro la violenza sulle donne sottoscritto lo scorso 9 marzo.

Ma soprattutto è nel servizio ai più deboli che si aprono spazi di dialogo e collaborazione. Il "fratello Francesco", come lo definiscono il pastore di Torino Paolo Ribet e Oscar Oudri il moderatore della Chiesa valdese di Rio de la Plata, il "fratello in Cristo", come gli fa eco Bernardini, chiama a raccolta sul piano dell'evangelizzazione, «per andare insieme incontro agli uomini e alle donne di oggi, che a volte sembrano così distratti e indifferenti, per trasmettere loro il cuore del Vangelo ossia "la bellezza dell’ amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto"» e per dare risposte agli ultimi.
«Parlando di amore e riconciliazione», aveva detto il pastore Bernardini, «sento di dover cogliere questa occasione per richiamare l'urgenza di proseguire e intensificare la testimonianza - talora comune ed ecumenicamente ispirata - a favore dei profughi che bussano alla nostra porta». Papa Francesco acconsente con il capo quando il pastore insiste: «La fortezza Europa li respinge rigettandoli nell'abisso delle sofferenze, persecuzioni e dolore da cui fuggono; ma la legge che il Signore afferma ci impone di accogliere lo straniero, l'orfano e la vedova; e l'Evangelo che noi predichiamo dalle nostre chiese e dai nostri pulpiti ci invita ad aprire la porta della nostra casa, a dare da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete perché solo accogliendo chi soffre si può accogliere Cristo».
E se è vero che ci sono ancora distanze teologiche e che il cammino da fare «nella verità e nella carità» per arrivare a una piena comunione e a «quell'unità della mensa ecuaristica alla quale aneliamo» è ancora lungo, la strada del servizio ai poveri, la scelta «degli ultimi, di coloro che la società esclude, ci avvicina al cuore stesso di Dio, che si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà, e, di conseguenza, ci avvicina di più gli uni agli altri. Le differenze su importanti questioni antropologiche ed etiche, che continuano ad esistere tra cattolici e valdesi, non ci impediscano di trovare forme di collaborazione in questi ed altri campi. Se camminiamo insieme, il Signore ci aiuta a vivere quella comunione che precede ogni contrasto».  

L'abbraccio tra papa Francesco e il pastore valdese Eugenio Bernardini. Foto tratta dal sito della Nev, l'agenzia di stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.:
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