Immagine pezzo principale

La Grecia vessata dall'austerity vira a destra

Alle elezioni trionfa l’ ex banchiere Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia, il partito che era al governo quando esplose la catastrofica crisi finanziaria, diventata poi sociale, e culminata con il commissariamento del Paese da parte della Troika. La sinistra di Tsipras va all’ opposizione


Pubblicità

Le elezioni politiche di domenica in Grecia passeranno agli annali come quelle dei paradossi. Finisce il capitolo di Alexis Tsipras, inizia quello dell'ex banchiere Kyriakos Mitsotakis votato, altro paradosso, da quel ceto medio esasperato dall’ austerity, impoverito dopo nove anni di crisi e che ha accusato la sinistra di Tsipras di essersi piegato troppo al programma lacrime e sangue imposto dall’ Europa e dagli altri creditori internazionali. Il partito di Mitsotakis, Nea Dimokratia (ND), si è assicurato 158 seggi sui 300 del Parlamento ellenico, ottenendo dunque la maggioranza assoluta, pari a un consenso elettorale del 39,84%. Nea Dimokratia è il vecchio che torna a essere nuovo, mentre Syriza, il partito di Tsipras, rappresenta per gli elettori greci il vecchio da spazzare via. Per la sinistra, comunque, non si può parlare di disfatta visto che ha preso il 31,54% dei voti (86 seggi). I socialisti di Kinal 7,9% (22); il Kke 5,4% (15); i nazionalisti di Elliniki Lysi 3,8% (10); il movimento di Diem25 di Yanis Varoufakis il 3,5% (9). Restano fuori dal Parlamento i neonazisti di Alba Dorata. L'affluenza, che si temeva in calo, è stata del 57,41%, leggermente superiore alle politiche del 2015, nonostante la giornata di caldo torrido.

I greci ridanno fiducia al partito che era al governo quando esplose la crisi

Ci sono tre riflessioni da fare dopo queste elezioni. Il primo è che dalle urne esce un governo stabile senza le incertezze e i brividi che hanno caratterizzato molti degli ultimi esecutivi ellenici, basati su maggioranze turbolente. La stabilità è un valore, specie di questi tempi.

Il secondo è che il popolo greco ha ridato fiducia al centrodestra di Nea Dimokratia, lo stesso partito che era al governo quando esplose la catastrofica crisi finanziaria, diventata poi crisi sociale, europea (il fallimento della Grecia rischiava di trascinare nel caos tutta l’ Ue) e culminata con il commissariamento da parte della Troika (Fondo monetario internazionale, Commissione Europea e Banca Centrale Europea). In campagna elettorale si è presentata come una forza nuova e diversa: Mitsotakis ha condotto una campagna elettorale giocata con sicurezza, visitando ogni angolo del Paese e promettendo il cambiamento che molti si aspettano da lui, in particolare sul fronte fiscale. Se il leader è cambiato, lo stesso non si può dire della nomenclatura di ND che resta la stessa del disastro, anche se oggi è in posizione più defilata rispetto al passato.

Il potere d'acquisto è crollato del 26% dal 2008

Terzo, l’ overdose di austerità imposta al Paese ha finito per esasperare e impoverire la gente che si è votata al vecchio scambiandolo per nuovo. Una mossa disperata. O una vendetta postuma verso Tsipras che ha dovuto applicare il programma lacrime e sangue imposto dalla Troika che ha letteralmente falcidiato i bilanci familiari, soprattutto quelli del ceto medio. Un lavoratore su quattro guadagna meno di 500 euro. Il potere d'acquisto è crollato del 26% dal 2008 mentre la bolletta fiscale è salita da 49 a 51 miliardi. Le famiglie che vivono in estrema povertà secondo Eurostat sono il doppio del 2010. L'importo delle pensioni - tagliate 13 volte - è calato in media del 14%. Il settore pubblico ha perso 200mila posti di lavoro in otto anni. Il tasso di disoccupazione è oggi al 18%, ben lontano dal 10% di prima del crac anche se meglio del 27,5% del 2015, quando Tsipras ha vinto le elezioni.

«Lavorerò duramente, per tutti i greci e le greche, anche per quelli che non ci hanno votato. E cominceremo subito perché non c'è tempo da perdere», ha affermato Mitsotakis, ribadendo la sua promessa: meno tasse, salari più alti e più investimenti. E ha detto che è ora che la Grecia «si faccia sentire» in Europa. Lo aspetta un compito arduo. La crisi greca è finita nei numeri ma non nelle tasche delle persone.

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo