La Fuci racconta il Sud

L Italia e le sue speranze vanno raccontate meglio. Ma soprattutto è il Sud  che deve essere spiegato con  parole diverse, perché l altra faccia del Mezzogiorno sparisce dalle analisi dei giornali e della politica. Così la Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana, quella di Giovanni Battista Montini e di Aldo Moro, quella dove si è formata “la buona politica” e la “buona Italia”, ha deciso di dedicare la scuola di formazione, in corso a Ragusa, al Sud “male-detto”, gioco di parole evocativo, che inchioda la coscienza alla riflessione su una realtà e il suo racconto. Sara Martini e Alberto Ratti, i due presidenti nazionali della Fuci, hanno sottolineato i limiti della contraddizione del racconto del Sud e hanno avvisato che i “cattolici devono aprire gli occhi in cerca del bene”.

Hanno riportato al centro al “questione meridionale”, che tuttavia deve essere affrontata insieme da tutto il Paese. La relazione di apertura della scuola di formazione è stata affidata al direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino, il quale ha fotografato l Italia dal punto di vista di un grande giornale, intrecciando i temi e le polemiche sull immigrazione, l informazione, il federalismo. Con un invito soprattutto alla generazione più giovane e a quelli che si stanno formando alla scuola del lavoro intellettuale: “La posta in gioco è grande e bisogna agire con coraggio e urgenza”. Il direttore di Famiglia Cristiana ha spiegato che oggi “affrontare la questione meridionale significa dire una parola incisiva sull Italia di oggi”. L altra faccia del Sud l ha raccontata il professor Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo, che ha fatto il punto sul Mezzogiorno tra interventismo statale e oblio da parte della politica e dei media.

I presidenti della Fci con don Antonio Sciortino a Ragusa
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