La famiglia massacrata da Polanski

È un cinema che fa riflettere e discutere quello sugli schermi in questi giorni con Carnage, l'ultimo film del controverso regista polacco Roman Polanski. La storia è semplcissima: in un appartamento newyorkese due coppie borghesi, genitori di due adolescenti si incontrano per discutere dopo che uno dei ragazzi ha ferito l'altro con un bastone al termime di una lite scoppiata ai giardini. È un incontro tra persone civili. Insieme scrivono un resoconto dei fatto e insieme lo approvano. Non sembra esserci alcun problema. I genitori della vittima, intellettuali di sinistra, capiscono che si tratta di una "ragazzata" e non sembrano avere nulla da recriminare. Quelli dell'aggressore, più ricchi e in carriera, chiedono più volte scusa e si dichiarano pronti a rimborsare il danno subito.

Ma nei 75 minuti di questo film, tratto da una pièce teatrale della commediografa francese Yasmina Reza (Il Dio del massacro) in scena con enome successo a Brodway come nei teatri di 30 Paesi, vediamo pian piano sgretolarsi la facciata di perbenismo delle due coppie. Famiglia, educazione dei figli e matrimonio sono i tre temi su cui i quattro protagonisti ben presto mostrano di avere ciascuno idee ben diverse. I modi educati scompaiono e ha inizio la carneficina del titolo, con le coppie pronte a sbranarsi e a gridare istericamente tutto il proprio malessere, la proprie difficoltà nel crescere i figli, la propria infelicità coniugale e a mostrarsi quali sono: genitori in difficoltà nel fare i genitori e stanchi di essere mariti e mogli.

Una condanna senza appello alla famiglia? Forse. Anche se, a un occhio molto attento, nella versione cinemtografica, tra le urla, gli insulti, la perdita di controllo degli adulti appare uno spiraglio di pace e buon senso e sembra proprio venire dai due ragazzi.

Una scena di Carnage, l'ultimo film del regista Roman Polanski.
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