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La domenica non è un giorno come un altro

Negozi aperti tutta la settimana: il rischio di perdere il senso della festa.


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«Senza la domenica non possiamo vivere».
A dirlo furono già nel quarto secolo i martiri di Abitene, più volte citati da Benedetto XVI. Nel 304 l’ imperatore Diocleziano da tempo aveva proibito ai cristiani, sotto pena di morte, di possedere le Scritture e riunirsi la domenica per celebrare l’ Eucaristia. Ma nella piccola località dell’ attuale Tunisia 49 persone avevano sfidato i divieti imperiali.

Arrestati e condotti a Cartagine per essere interrogati, dopo atroci torture furono uccisi.
Fino alla fine avevano ripetuto al proconsole, che gliene domandava la ragione, quella frase sulla quale varrebbe la pena di riflettere non solo da cristiani, ma più semplicemente da uomini e donne di oggi in cui la domenica e la festa rischiano di perdere ogni senso perché, come ha scritto il Papa, «il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall’ indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto ».

Se la festa finisce e la domenica rischia di diventare un giorno come un altro, non sarà sufficiente a consolarci la possibilità di acquistare un paio di calze in ogni momento del giorno e della notte perché avremo rinunciato a quel settimo giorno che dà significato a tutti gli altri, in un continuo rimando tra tempo del lavoro, della festa e soprattutto della famiglia, i temi su cui ci ha invitati a riflettere il Family 2012.

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Sempre più negozi sono aperti anche di domenica (foto Ansa).
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