La disabilità nel cuore della Cooperazione

La Cooperazione italiana tra le prime al mondo nella cura e nell'attenzione alla disabilità nei Paesi più poveri e in guerra. A oggi circa 800 milioni di persone non hanno accesso ai diritti fondamentali.

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Un'attenzione particolare alle persone con disabilità. Una popolazione pari al 15 per cento del totale, ma che vive prevalentemente (nell'82 per cento dei casi) nei Paesi in via di sviluppo.

La cooperazione italiana ha sempre avuto un occhio di riguardo per chi, in situazioni di guerra o di estrema povertà, aggiunge le difficoltà personali di handicap fisici o mentali. Si stima che il 90 per cento di loro non ha accesso a servizi, più dell’ 85 per cento non ha un impiego e meno del 5 per cento dei minori può accedere a una educazione formale. Per queste persone che sono quasi sempre escluse dai benefici dello sviluppo, l'Italia ha previsto un piano d'intervento specifico.
Il nostro Paese è stato «tra i primi paesi firmatari della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità adottata dall’ Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2006.

L'Italia è stata anche il primo Paese a redigere le Linee Guida sulla disabilità
, in conformità con quanto propugnato dalla succitata Convenzione, e a dotarsi di un Piano di Azione per la disabilità, in linea con gli standard internazionali di riferimento», ha ricordato Giampaolo Cantini, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo.

Presentando il documento che fa il punto sulla situazione e spiega le nuove azioni, Cantini ha sottolineato che il "successo" italiano è dovuto anche al lavoro di rete tra «rappresentanti delle istituzioni - a livello sia centrale che locale -, società civile, cooperazione decentrata, mondo accademico, centri di ricerca e imprese» e si è augurato che questo lavoro proceda per rendere concretizzare le ulteriori azioni previste nel documento.

Il lavoro della nostra Cooperazione di basa su cinque punti cardine: l'elaborazione di strumenti di programmazione e di monitoraggio delle politiche della disabilità a livello nazionale dei Paesi in cui si interviene; una progettazione inclusiva delle azioni di cooperazione; l'accessibilità e la fruibilità di ambienti, beni e servizi; gli aiuti umanitari in situazioni di emergenza che includano le persone con disabilità; la valorizzazione delle esperienze e competenze della società civile e delle imprese.

Il tutto, come ha spiegato la nostra Cooperazione, perché le persone con disabilità non vengano escluse dai diritti fondamentali. La questione dell'handicap, infatti, non può essere affrontata solo come un problema di salute, ma come possibilità di accesso ai diritti fondamentali dell'uomo. Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo ne siano esclusi.

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