La dignità del lavoro, il riposo della domenica

In Molise papa Francesco ha affrontato i temi caldi che la regione sta vivendo. Con la crisi delle imprese e quella del settore agricolo la gente teme per il futuro. Francesco li incoraggia e tuona contro il lavoro festivo che non favorisce la famiglia. Oggi pomeriggio incontra i giovani, i detenuti e apre le celebrazioni per Celestino V.


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Campobasso,
dal nostro inviato

Le sedie di cartone, l’ altare di paglia e bambù a forma di capanna. Un bassorilievo in bronzo, opera di un immigrato senegalese, adorna il palco dove il Papa celebra Messa.
Al centro di Campobasso, nell’ ex stadio Romagnoli, oltre 30 mila persone attendono il Papa. Nelle vie e negli spazi adiacenti, ce ne sono almeno altre 50 mila.

Il viaggio in Molise è cominciato al mattino con un quarto d'ora di anticipo, dall’ Aula magna dell’ Università, dove papa Francesco ha incontrato il mondo del lavoro e della ricerca. Il primato dell’ economico o dell’ umano, la conciliazione dei tempi del lavoro e della famiglia, la questione della domenica lavorativa «che non interessa solo i credenti, ma interessa tutti come scelta etica», ha detto il Papa. La battaglia per la chiusura domenicale era tornata nei discorsi di saluto al Papa dei lavoratori molisani. Elisa Piermarino, della Fiat di Termoli, mamma e operaia, aveva spiegato i suoi timori. Madre di un bambino di 15 mesi e con un secondo in arrivo Elisa ha parlato degli investimenti della Fiat in questa area del Paese e della crisi che attanaglia il settore.

Ma con speranza, come ha fatto anche Gabriele Maglieri, il giovane agricoltore che ha riassunto il suo saluto in tre parole chiave: custodia del creato, dignità del lavoro, giustizia. Orgoglioso del suo lavoro, in contatto con l’ Argentina, dalla quale il Molise importa da tempo macchinari agricoli all’ avanguardia, Gabriele ha spiegato al Papa, a nome delle 27mila aziende agricole della regione, l’ impegno per sviluppare il settore salvaguardando, allo stesso tempo, l’ ambiente e le tipicità dei prodotti.

Il Papa ha spiegato che bisogna avere «il coraggio di rompere gli schemi. Perché Dio rompe gli schemi. Il nostro è il Dio delle sorprese proprio per questo: perché rompe gli schemi e lo fa perché noi diventiamo più liberi. Il nostro è il Dio della libertà». A braccio ha rafforzato la difesa della domenica festiva, passaggio già previsto nel discorso ufficiale, dicendo non solo che «è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare la domenica è una vera libertà», ma che stiamo perdendo «questa scienza, questa saggezza», ha aggiunto il papa: «di giocare con i nostri figli, La domenica in famiglia, a perdere tempo con i nostri figli . La crisi economica ci spinge a questo, a perdere lo spazio della gratuità».

E poi la difesa dell'ambiente, con un passaggio «anche sulla mia patria dove tante foreste vengono tagliate. Questo è il peccato nostro: sfruttare a terra e non lasciare che lei ci dia quello che ha dentro. Invece va fatto un dialogo creativo  con la terra, che la fa fiorire, che la fa diventare feconda per tutti noi».

Ancora sulla dignità del lavoro, «vorrei tornare su una parola che hai detto», ha sottolineato il Papa guardando Gabriele, «dignità. Non avere lavoro non è solo non avere il necessario per vivere. Possiamo mangiare tutti i giorni andando alla Caritas o ad altre associazioni. Ma il problema è non portare il pane a casa: questo toglie la dignità. Il problema non è il pane, è la dignità».

Tra i doni fatti al Papa nel suo primo momento in Molise anche un dipinto che rappresenta una maternità. «Vi ringrazio per questo dono soprattutto per la testimonianza che contiene: quella di un travaglio pieno di speranza».

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Foto Reuters.
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