La buona scuola spiegata ai non addetti ai lavori

Il mondo della scuola è in fermento per la riforma. Ma cosa scalda così gli animi? Quali sono i contenuti di questo tanto temuto disegno di legge? Fare il punto non è facile innanzitutto per il linguaggio non sempre chiaro del testo ufficiale. Ecco la sintesi della nostra esperta Paola Spotorno.

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Martedì 5 maggio larga parte del personale della scuola scenderà in piazza per scioperare contro il disegno di legge sulla “Buona scuola” il cui testo è atteso in aula alla Camera il 14 maggio con votazione finale il 19. Ma, sciopero a parte, sarà una settimana di fuoco infatti la sera del 4 maggio è previsto un “selfie mob”, e il 9 dello stesso mese il Coordinamento degli Insegnanti arrabbiati ha organizzato la giornata dell’ orgoglio e della dignità della scuola pubblica. Insomma il mondo della scuola è in gran fermento e preoccupato per il disegno di legge in fase di approvazione. Ma cosa è che scalda così gli animi? Quali sono i contenuti di questa tanto temuta riforma? Fare il punto non è facilissimo innanzitutto per il linguaggio non sempre chiaro con cui il DDL è stato presentato, e secondariamente perché la VII Commissione Cultura lavorerà giorno e notte fino al 14 maggio e molte cose sono destinate a modificarsi. Quello che appare chiaro ad una prima lettura della bozza è che la carne messa al fuoco dal governo è tanta, forse troppa. La legge consta di ben 7 parti e 24 articoli di cui alcuni lunghissimi e non sempre comprensibili anche agli addetti ai lavori.

Ma quali sono punti principali su cui verte la riforma? Si spazia dall’ offerta formativa per gli studenti alla formazione degli insegnanti, dalle modalità di assunzione di questi ultimi ai nuovi poteri che assumerà il dirigente scolastico, per non dimenticare gli sgravi fiscali, i bonus per coloro che vorranno finanziare la scuola pubblica e il piano di intervento per l’ edilizia scolastica. Tra tutti questi vi sono alcuni punti nodali che suscitano un vivo dibattito.

Innanzitutto l’ autonomia scolastica e la valorizzazione dell’ offerta formativa. L’ art.2 riprende e mette al centro l’ attuazione di quella autonomia scolastica che ha visto la luce con la riforma Berlinguer del 1999 ma che non è mai riuscita pienamente a decollare. Gli obiettivi che tale articolo persegue sono raccolti in un lungo elenco che muove dal valorizzare o potenziare diverse competenze, partendo da quelle linguistiche passando a quelle dell’ area matematico-logico-scientifica, dando attenzione anche alla musica, all’ arte e alle discipline motorie.

La scuola diventa luogo dove formarsi e non solo durante le ore curricolari. Proprio in queste ore è stato approvato un emendamento infatti che prevede l’ apertura delle scuole (intese come edifici pubblici) nel periodo estivo per promuovere attività educative, ricreative, culturali, sportive ed artistiche.

Il dirigente scolastico diventa una figura centrale nell’ impianto della riforma e, forse per questo, oggetto di molte critiche. Infatti vedrà potenziati di molto i suoi poteri sia in merito alle decisioni per ciò che attiene l’ offerta formativa sia per ciò che concerne la scelta degli insegnanti attraverso la chiamata diretta dagli albi regionali a cui saranno iscritti. Inoltre, dato che gli aumenti stipendiali si avranno non solo più per anzianità ma anche per merito, spetterà a lui valutare l’ attività didattica dei docenti e assegnare le somme per la valorizzazione del merito stesso.

Per accrescere la formazione dei docenti si introduce un voucher individuale per l’ importo di 500 euro. Servirà per l’ acquisto di libri, pubblicazioni, iscrizione a corsi e quant’ altro.

Il punto che suscita più proteste nel mondo della scuola è senza dubbio quello relativo al piano di assunzioni. A questo riguardo vanno distinti due piani; uno relativo alle modalità di reclutamento future, che prevede la creazione di albi regionali composti dai vincitori dei concorsi e degli iscritti alle graduatorie ad esaurimento, l’ altro che regola le situazioni pregresse. Il “Piano assunzionale straordinario”, previsto dall’ art 8, prevede l’ ingresso a tempo indeterminato nella scuola dei vincitori del concorso bandito nel 2012 e degli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Vista la complessità delle varie posizioni dei docenti, tra vincitori di concorso, idonei in graduatoria, precari di lungo corso e tante altre situazioni che negli anni si sono venute a creare, la riforma regolarizzerà molte posizioni, sono previste più di 100.000 assunzioni, ma lascerà o a casa o in un limbo indefinibile un numero imprecisato di altri docenti. Tutto questo potrà aprire il fronte a molti contenziosi da parte di chi rimarrà escluso.

Insomma, la matassa della scuola è molto intricata, trovarne il bandolo non sarà facile per nessuno, ma da qualche parte bisogna iniziare.

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