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La Bibbia è pop e parla (ancora) a tutti

Giunta quest’ anno all’ undicesima edizione, la manifestazione ha goduto di un successo crescente, passando dalle 15mila presenze del 2005 alle 45 mila dello scorso. Il segreto? «Utilizziamo i linguaggi più disparati, dalla musica all'arte allo spettacolo», spiega don Ampelio Crema, organizzatore della kermesse


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Marc Chagall ammetteva che i pittori di tutte le epoche hanno intinto il loro pennello nell’ alfabeto colorato della Bibbia. E si vede. Anche le rock star. Lou Reed cita San Paolo nella canzone It’ s just a perfect day: «Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato» (Lettera ai Galati, 6, 7). Tutta la discografia di Bono Vox, il leggendario leader degli U2, è attraversata dagli echi profondi del grande libro che ha forgiato l’ Occidente.

Si potrebbe continuare a lungo con questi esempi. Per dirla con un biblista di fama come il cardinale Ravasi, dietro all’ arcobaleno multicolore di parole, stili, storie, leggi e preghiere del “Libro dei libri” si scorge una voce unica, quella del Dio che rompe il mistero della sua trascendenza fino allo scandalo di farsi Uomo tra gli uomini. Non c’ è nulla di più pop della Bibbia, insomma. E don Ampelio Crema, presidente del Centro culturale San Paolo, inventore del Festival Biblico che coordina dal 2005, l’ anno dall’ esordio, rintraccia in questo il motivo del successo crescente della manifestazione.

«Cerchiamo di utilizzare i linguaggi più disparati, dalla musica all’ arte, dalla teologia allo spettacolo», dice, «non puntiamo solo alle conferenze per addetti ai lavori. In questo, la Bibbia con i suoi innumerevoli stili e linguaggi ci offre un bell’ aiuto. E poi», aggiunge, «c’ è la dimensione della festa, con momenti aggreganti per le famiglie, i gruppi parrocchiali, i giovani».

L’ edizione di quest’ anno, la numero 11, dal 21 maggio al 2 giugno, è dedicata al tema provocazione al centro anche dell’ Expo di Milano: “Custodire il Creato, coltivare l’ Umano”. Tra i relatori, per citarne alcuni, il cardinale Angelo Scola, Enzo Bianchi, Carlin Petrini, don Luigi Ciotti, Valerio Massimo Manfredi e Vittorino Andreoli.

Dopo Rovigo, Padova e Verona, la new entry del 2015 è Trento, dove si svolgeranno diversi eventi su uomo e Creato. Mentre il weekend conclusivo si terrà, come da tradizione, a Vicenza, la città madre dell’ iniziativa.

Boom di presenze

Che il Festival funzioni, e piaccia molto lo dicono i numeri: dalle 15 mila presenze del primo anno, nel 2005, si è passati alle 35 mila del 2010, fino alle 45 mila dello scorso anno. Una crescita costante come le città coinvolte: 11 anni fa era la sola Vicenza, la cui diocesi organizza il Festival insieme alla Società San Paolo, l’ anno scorso gli eventi erano sparsi in 16 città: Padova e Verona ma anche Schio, Caldogno, Bassano del Grappa, solo per citarne alcune. «Abbiamo coperto una bella fetta del Veneto», fa il punto don Ampelio, «e ogni anno c’ è l’ interesse di tante altre realtà che chiedono di ospitare la manifestazione e far parte del progetto».

Un Festival diffuso, insomma, a cominciare dai luoghi (piazze, cinema e teatri, librerie, chiese, luoghi d’ arte) e che vede coinvolte le diocesi, ma anche enti locali, associazioni, imprese e privati, fondazioni bancarie. «Il bilancio è positivo, la formula piace e il progetto sta crescendo anche al di là delle nostre aspettative», sottolinea.

La storia del Festival è costellata di tante storie. C’ è un giovane prete del Cile che l’ anno scorso era di passaggio a Roma e appena saputo della manifestazione arrivò subito in Veneto. Oppure una suora brasiliana, missionaria in Africa, che ha scelto il Festival qualche anno fa per fare gli esercizi spirituali.

L’ apertura alle altre città nasce, per così dire, dal basso. «Eravamo all’ info point del Festival a Verona e si avvicinò un signore per chiedere notizie», racconta don Ampelio. «Gli spiegai l’ iniziativa e lui, che era consigliere di zona, lanciò subito la proposta di portarlo anche a Verona. L’ anno dopo entrò in Consiglio comunale e si fece promotore in prima persona. Risultato: dal 2012 siamo anche a Verona».

Di relatori e ospiti ne sono passati tanti. Il sogno di don Ampelio, per il futuro, è di ospitare papa Francesco, il quale raccomanda spesso di portarsi in tasca la Bibbia, «non per imparare», ha detto, «ma per trovare».

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