L'esempio del Bayern, quando il calcio si schiera

Il Bayern ci mette un milione di euro e apre una scuola calcio per bimbi rifugiati, altre squadre tedesche lavorano per l'integrazione, contro il razzismo. Il calcio italiano saprà seguire l'esempio?

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Un messaggio, ma concretissimo. Il Bayern Monaco mette in campo un milione di euro, per aprire un campo di allenamento per i bambini profughi che arrivano in città. Pane e calcio, ma non solo: lezioni di tedesco, perché la scommessa dell’ integrazione passa molto di lì, da una lingua comune, dalla comprensione reciproca.

Sarà anche vero, come qualcuno dirà, che alle società la solidarietà pubblica conviene in ritorno d’ immagine, ma intanto si fa. Ed è un esempio i grandi club che muovono milioni nel calcio mercato in tutta Europa potrebbero seguire, a cominciare dall’ Italia che troppo spesso si è distinta allo stadio per cori e striscioni di tutt’ altro segno e che ha rimediato un figurone da prima pagina, con uno scivolone costato la squalifica Uefa di sei mesi per frasi razziste al presidente federale appena eletto, che alla prima pubblica uscita s’ è scordato che le parole sono pietre.

Ci diciamo spesso che lo sport è scuola di vita, ma dobbiamo ammettere che tante volte dà lezioni che non vorremmo insegnare a un figlio. Se, invece, magari chi può permetterselo, e ha seguito di tifosi, e dunque voce in capitolo,  lancia un messaggio che è anche un aiuto concreto all’ integrazione vera, al di là dei progetti di facciata, magari qualcosa cambia in meglio. Magari anche quei luoghi di parole becere che si chiamano curve si lasciano trascinare per amore di maglia e cambiano segno agli striscioni.  

La Bundesliga domenica scorsa era piena di lenzuola  di benvenuto ai profughi.  Domenica prossima il Bayern andrà in campo tenendo per mano un bimbo rifugiato e un bimbo tedesco.  La nazionale tedesca, campione del mondo, ha girato un video con Jerome Boateng, Ilkay Gundogan, Bastian Schweinsteiger, Mesut Ozil e Tony Kroos, per promuovere il rispetto e la tolleranza. Il Babelsberg di Berlino ha fondato una seconda squadra perché vi giochino solo ragazzi immigrati: si chiama Welcome United e da quest'anno partecipa al suo primo campionato ufficiale, tra i dilettanti.

Il razzismo esiste anche nelle curve tedesche, ma le società sono le prime a ribellarsi: il Borussia Dortmund, club della Ruhr che lotta da anni contro l'estremismo e le tendenze neonaziste di una piccola parte della sua tifoseria
, dopo aver promosso la campagna «No Beer for Racists» ha riservato ai migranti una quota di biglietti. E sul suo sito scrive: «La Germania è uno dei maggiori e più ricchi paesi d'Europa e se si fanno le percentuali fra richieste d'asilo ed estensione territoriale, in realtà il nostro paese è al decimo posto in Europa».

Non sarebbe male  se il campionato italiano seguisse l’ esempio, se prendesse l’ occasione per darsi coraggio nel contrastare le tendenze peggiori delle curve, invece di restarvi ostaggio. Se si comincia da piccoli giocando insieme a palla, magari da grandi diventa meno probabile farsi la guerra. Magari. Comunque la si pensi, il calcio ha una vetrina straordinaria. La sua parola pesa. I suoi silenzi pure. Non pretendiamo che cambi il mondo, certo. Ma almeno potrebbe ci dica da che parte sta. 

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