Joseph Ratzinger, l'anima europea del Papa tedesco

Non ha paura di dire che la Turchia non deve entrare in Europa, non teme di ragionare sul relativismo, né di proporre un serio e complesso dibattito sulla libertà e il suo ruolo e sulla spesso confusa ideologia di un nuovo dogmatismo della libertà che alla lunga può risultare ostile alla libertà stessa.

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Joseph è inequivocabilmente Papa europeo fin dalla scelta del nome, Benedetto, patrono del Vecchio Continente. E’ appassionato della questione europeo da molto tempo, fin dagli anni dell’ università. Il suo non è solo magistero, ma elaborazione intellettuale che confluisce nel magistero. Nella produzione teologica di Ratzinger il confronto con tutto ciò che ha costituito l’ Europa e ne ha strutturato la razionalità è costante.

Ratzinger è un Papa europeo e l’ orizzonte della sua missione è l’ Europa, con grandi preoccupazione e anche con grandi ammonimenti sui veri o presunti tradimenti dei suoi intellettuali. Nella sua produzione restano memorabili discorsi, come quello al Collegio dei Bernardini a Parigi, sulla “laicità positiva”, che avrebbe potuto segnare una svolta del ruolo dell’ Europa nel mondo. Ratzinger di Europa si appassiona, non tanto dal punto di vista politico e istituzionale, ma sul piano dell’ identità. Lo fa da subito, anzi da prima di diventare Papa, la sera prima della morte di Karol Wojtyla, mentre il Papa polacco agonizza nella sua camera al Palazzo apostolico. Altri avrebbero rinunciato ad allontanarsi, invece Ratzinger esce in auto dal Vaticano e va a Subiaco a tenere una lezione di Benedetto e l’ Europa. Quel lunghissimo discorso ha sicuramente contribuito alla sua elezione al soglio di Pietro. Là dentro c’ è tutto il suo futuro pontificato, compreso il significato e i limiti della cultura razionalista, compresa la critica all’ illuminismo intellettuale radicale che segnerà poi il suo pontificato.

Benedetto XVI può finalmente dispiegare un magistero sull’ Europa finito il secolo Novecento quello delle tragedie, che aveva imposto alla Chiesa di Pio XII, di Roncalli, di Paolo VI e di Wojtyla di agire in stato di necessità. Non ha paura di dire che la Turchia non deve entrare in Europa, non teme di ragionare sul relativismo, né di proporre un serio e complesso dibattito sulla libertà e il suo ruolo e sulla spesso confusa ideologia di un nuovo dogmatismo della libertà che alla lunga può risultare ostile alla libertà stessa. Il magistero di Benedetto XCVI non è geopolitico ed è più sensibile alla teologia che alla politica, una sorta di road map intellettuale che non può essere dimenticata.

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