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Black Panthers FC, un gol contro le discriminazioni

La squadra di calcio formata a Milano da un gruppo di richiedenti asilo ha ricevuto il Premio 2016 della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). Premiato anche Pajtim Brija, giovane albanese diventato imprenditore. I riconoscimenti assegnati in occasione della presentazione del XXII Rapporto dell'Ismu sulle migrazioni.


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(Foto sopra tratta da Facebook: la squadra dei Black Panthers. In copertina: foto Reuters)

"Hanno dimostrato che lo sport non è solo uno strumento di integrazione ma anche un mezzo per lottare contro ogni forma di discriminazione nei confronti di chi rischia la vita per raggiungere l'Europa". E' con questa motivazione che la Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) di Milano ha deciso di conferire il Premio del 2016 ai Black Panthers FC, una squadra di calcio formata da un gruppo di richiedenti asilo del centro di accoglienza milanese di via Aldini.

Trenta ragazzi, tra i 18 e i 24 anni, la maggior parte di loro proviene da Senegal, Gambia, Costa d'Avorio, Somalia e Yemen. Quando hanno iniziato a giocare alcuni di loro non avevano neppure le scarpe da calcio. Dopo un anno di impegno e di sacrifici, hanno raggiunto un grande traguardo: partecipare al campionato Unione italia sport per tutti e al Campionato popolare mediterraneo antirazzista. Rispetto alle altre squadre amatoriali, loro hanno una marcia in più: giocano non solo per vincere, ma per difendere i diritti dei migranti, lottare contro le ingiustizie e le discriminazioni.

Insieme ai Black Panthers, a ricevere il Premio Ismu 2016 è stato anche il giovane Pajtim Brija, 25enne albanese. Quella di Pajtim è una storia esemplare di riscatto e di successo imprenditoriale. Fuggito dall'Albania a 16 anni, nel 2007, dopo anni di sacrifici e di precarietà a Milano, grazie a un microcredito nel 2012 è riuscito ad avviare una sua azienda e a diventare imprenditore. Il riconoscimento gli è stato conferito perché "con il suo coraggio, la sua intraprendenza e la sua forza di volontà è riuscito a inserirsi pienamente nel tessuto sociale ed economico locale".
  
I Premi Ismu sono stati assegnato in occasione della presentazione del XXII Rapporto sulle migrazioni stilato dalla fondazione. Secondo i dati del rapporto, al 1° gennaio 2016 la popolazione straniera in Italia ha raggiunto i 5,9 milioni  (regolari e non), con un aumento di 52mila unità rispetto al 2105. A prima vista, l'aumento degli immigrati rispetto all'anno precedente appare esiguo. In realtà, vanno tenute in considerazione le numerose acquisizioni della cittadinanza: nel 2015 i nuovi italiani sono 178mila, contro i 130mila del 2014. La crescita del fenomeno migratorio c'è. ma si nota poco. E soprattutto evidenzia un dato positivo: ovvero che nel nostro Paese è in atto un processo di stabilizzazione e di integrazione degli immigrati residenti. 

Quanto alle provenienze, i rumeni si confermano di gran lunga la comunità straniera più numerosa (il 22,9% del totale), seguiti da albanesi e marocchini. Gli stranieri seguono gli italiani in fatto di natalità: anche gli immigrati tendono a fare meno figli. Pertanto, il contributo degli stranieri allo svecchiamento della popolazione italiana, pur restando importante, risulta ridimensionato.

Il 2016 si attesta come l'anno dei record per due dati: sbarchi e minori non accompagnati. Negli ultimi cinque anni il numero degli sbarchi sulle nostre coste è quasi triplicato: da 63mila casi nel 2011 ai 171mila al 27 novembre del 2016. Continua l'emergenza siriana, certo, ma ad essere cresciuti sono soprattutto gli sbarchi dei cittadini dei Paesi sub-sahariani. Quanto ai minori non accompagnati, al 31 ottobre 2016 gli sbarchi sono stati 23mila, cifra molto superiore ai 12.360 del 2015 e ai 13.026 del 2014. 

Il Rapporto si conclude con uno sguardo sugli scenari per il futuro. Secondo i dati dell'Onu, negli ultimi quindici anni i migranti nel mondo sono cresciuti del 41%. E nei prossimi anni la pressione migratoria per motivi economici dai Paesi più poveri verso l'Europa potrebbe addirittura rafforzarsi, in coincidenza anche della crescita demografica nei Paesi dell'Africa sub-sahariana. Inutile, dunque, illudersi che la costruzione di muri e barriere serva a risolvere il problema: la migrazione è un fenomeno inarrestabile, non va combattuto ma bisogna imparare a gestirlo.  

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