"Io, ergastolano, dico grazie al papa"

Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, da 23 anni in carcere, risponde con gratitudine alle parole di papa Francesco e chiede di poter andare a dirgli grazie: "Vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo".

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“Caro Papa Francesco, è calata la sera dentro la mia cella come, da tanti anni, dentro il mio cuore. E’ il momento in cui mi sento più solo al mondo. La tv accesa è un rumore di sottofondo, a volte l’ unico collegamento che ricorda a noi ergastolani, sepolti vivi tra sbarre e cemento, che esiste un altro mondo al di là del muro di cinta del carcere. Ma stasera è accaduto un fatto nuovo. Ho sentito le tue parole,  riprese da tutti i media”: “Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi o a lottare non solo per l’ abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’ è più, l’ ergastolo. L’ ergastolo è una pena di morte nascosta”.(Dal  discorso del papa pronunciato il 23 ottobre,  in Vaticano, davanti alla delegazione dell’ associazione internazionale di diritto penale).

    Sono le prime, commosse parole, di commento alle frasi del papa,  scritte e affidate in esclusiva a Famiglia Cristiana, da Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, detenuto  da 23 anni, scrittore e promotore della campagna “Mai dire mai” per l’ abolizione dell’ ergastolo, vera e propria voce tra le sbarre dei detenuti sottoposti al  “fine pena mai”, quelli, cioè, che sui certificati di detenzione portano scritto “fine pena: 31.12.9999”.

Francesco, quasi non riesco a crederci: sono tanti anni che combatto da solo, o quasi, e sono quasi l’ unico che urla invano, come solo possono fare gli uomini ombra come me, per dire le cose che oggi hai detto tu”, continua Musumeci. “Ci sono dei giorni che mi sembra che i muri della mia cella mi stritolino il cuore e ci sono dei momenti che non mi ricordo più come si vive da uomo libero. Francesco, non riesco a capire! A cosa serve che tanti “uomini ombra” (così si chiamano fra loro gli ergastolani ostativi sicuri di morire in carcere) dopo venti, trent’ anni, alcuni molto di più, rimangano ancora chiusi in una cella?”, afferma ancora l’ ergastolano.

   “Io non sono mai stato vicino alla Chiesa, perché sono nato colpevole, anche se poi da grande ci ho messo del mio e ho fatto di tutto per diventarlo. Ma da piccolo ho ricevuto solo tante botte dai preti dei collegi dove sono cresciuto. Ed è forse per questo che ben presto ho messo da parte Dio nella mia vita. Anche se ora spero che lui non abbia messo da parte me. Con gli esempi che ho ricevuto è stato facile credere che Dio non esistesse, ma ultimamente tu e qualcun altro mi fate pensare che esistano degli angeli in terra”.  

    E conclude con una richiesta: “E’ per questo motivo che con gli ‘angeli’ della Comunità Papa Giovanni XXIII che tu riceverai il prossimo 20 dicembre ho chiesto il permesso straordinario di poter venire a ringraziarti di persona. Ti avevo chiesto di venire da me, ma ora vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo.    Francesco, non so se i giudici  me lo concederanno: mi hanno sempre detto di no. Anzi, mi dicono tutti che sono bravo, mi danno encomi, mi fanno laureare, mi dicono che sono meno pericoloso di una volta, ma poi quando è ora di chiedere un po’ di libertà mi dicono sempre che sono cattivo perché non metto un altro in cella al posto mio. Mi vogliono bravo ma poi mi dicono che morirò in carcere perché sono cattivo.    Sai Francesco, i buoni sono proprio strani. Io proprio non li capisco. Probabilmente non li capisco perché sono cattivo davvero, ma diglielo tu che non l’ ha fatto neanche Gesù. Vorrei venire da te con la mia famiglia: una compagna che mi aspetta da 23 anni e i miei figli e i miei due nipotini,  che hanno l’ età dei miei figli quando li ho lasciati, e il mio angelo (anche i diavoli a volte ne hanno uno). Mi hanno detto che per realizzare i sogni bisogna prima sognarli, ma gli uomini ombra non possono sognare. Possono solo sopravvivere e sopravvivere non è come vivere e non è neppure come morire.
   Francesco, ti arrivi un abbraccio tra le sbarre di un’ ombra che vorrebbe vivere”.  

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