Insegnanti, i nuovi proletari

Con la legge di stabilità ai docenti si chiede un "contributo di generosità": più ore di lavoro per lo stesso stipendio. Radiografia di una professione sempre più povera.

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Sempre più tagli per la scuola e gli insegnanti, ai quali viene ora chiesto di lavorare di più, ma senza guadagnarci un euro. La soddisfazione di vedere che le proprie parole non sono andate al vento ma hanno aiutato qualche bambino o ragazzo a diventare adulto. Riuscire a far appassionare anche quello dell’ ultimo banco a una poesia o a incuriosirlo per un teorema matematico. È questo che rimane dello stipendio degli insegnanti italiani, la moneta con cui non pagheranno il mutuo ma che, si spera, li spingerà a continuare a dedicarsi alla scuola. Perché se già non si sceglie di fare il maestro o il professore per avere un posto sicuro o per il peso della busta paga, con la nuova Legge di stabilità le cose possono persino peggiorare.


A lavorare "gratis". Nell’ ultima manovra ci sarebbero importanti interventi sugli orari degli insegnanti che porterebbero a un taglio degli organici. Per tutti più ore di lavoro, ma senza guadagnare di più. Tutti gli insegnanti delle scuole medie e superiori che attualmente sono impegnati per 18 ore, compresi quelli di sostegno, passeranno a 22/24 ore: un aumento di 4 o 6 ore in più di lavoro per lo stesso stipendio. In cambio avranno due settimane di ferie estive in più. Insomma, una sorta di volontariato a favore delle nuove generazioni. Il ministro Profumo lo ha definito un “contributo di generosità”. Un provvedimento che va a gettare benzina sul fuoco di una categoria già tartassata negli ultimi anni: stipendi bloccati da 5 anni, un ulteriore blocco dei contratti e degli scatti di anzianità fino al 2017, un potere d’ acquisto che si è contratto per circa 6mila euro. E il rischio di perdere posti di lavoro. Secondo i sindacati le conseguenze sono facili da immaginare: maggiori carichi di lavoro per i docenti e riduzione delle supplenze, con meno posti per circa 6400 precari, secondo una prima stima. 

In piazza. Dalle cattedre e dai banchi domani 12 ottobre docenti, dirigenti e personale Ata scendono in piazza per uno sciopero che coinvolge anche le scuole non statali. Sotto accusa un concorso ritenuto inutile, la spending review che taglia di altri 200milioni di euro, ma anche il blocco degli stipendi, già tra i più bassi di Europa, e l’ aumento delle ore di lavoro “gratuite” che secondo il Governo porterà a un risparmio di 180 milioni di euro. Di questo gruzzolo però non si sa quanto sarà reinvestito nella scuola. Ma si sa, l'insegnamento è una vocazione.

Gli insegnanti hanno perso negli ultimi anni 6 mila euro in potere d'acquisto.
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