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Ingroia: l'omertà è in crisi

Un nuovo collaboratore di giustizia rivela organigrammi di Cosa nostra e la mappa del racket a Palermo.


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I verbali riempiti da Manuel Pasta, l'ex numero due del mandamento Resuttana di Palermo, ha già cominciato a dare i suoi frutti. Il 9 aprile è scattata la prima operazione del pool della Procura siciliana - guidati dall'Procuratore Aggiunto Antonio Ingroia - con l'arresto di tre importanti esponenti del mandamento, fra cui il reggente, Andrea Quatrosi.

Questi primi arresti, peraltro, sono dovuti soltanto, a quanto hanno dichiarato i magistrati, al pericolo di fuga dei tre mafiosi. Potrebbero avere ben altri esiti le confessioni di Manuel Pasta, che ha iniziato la sua collaborazione alla giustizia solo da pochi giorni. Nella prima settimana di interrogatori, secondo i Pm che conducono l'indagine (oltre a Ingroia, Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Anna Maria Picozzi e Marcello Viola), il neo 'pentito' avrebbe contribuito non soltanto a indicare il nuovo organigramma del clan, ma anche la mappa del racket nella zona gestita dal mandamento di Resuttana, indicando negozi, esercizi commerciali e imprese sottoposte al 'pizzo'.

"Le dichiarazioni di Pasta ci stanno consentendo di aggiornare la situazione attuale di Cosa nostra a Palermo", dice il Procuratore aggiunto Ingroia. "Non è un uomo di vertice, ma ha un livello di istruzione superiore alla media dei mafiosi, capace quindi di darci una lettura dell'organigramma del mandamento di Resuttana". Gli inquirenti lo definiscono, in sintesi, un 'pentito' di spessore.

"Quanto al racket delle estorsioni - di cui Pasta era il gestore - quello che emerge dalle sue dichiarazioni è un quadro di chiaroscuro", continua Ingroia. "Da un lato, è da sottolineare un aspetto positivo: l'organizzazione criminale è in difficoltà, non è certo in ginocchio, ma vive un momento di crisi finanziaria 'di cassa', se così possiamo dire. E' a corto di liquidità a livello di clan. Nel contempo, l'altra novità positiva che viene fuori dagli interrogatori del collaboratore di giustizia è che Cosa nostra ha paura delle denunce. Considera oramai un pericolo effettivo che la vittima d'estorsione si rivolga alle forze dell'ordine. Insomma, non c'è più quel senso spavaldo di totale impunità che i mafiosi avevano fino a qualche tempo fa. E questo è un grosso risultato, considerando che soltanto il 5 per cento delle vittime del pizzo denuncia".

L'aspetto negativo è la vastità del fenomeno del racket. Le dichiarazioni di Pasta confermano che l'imposizione del 'pizzo' è sistematica: "Stimiamo che siano almeno l'80 per cento gli esercizi commerciali che versano denaro alla mafia. Continuano a pagare, anche se è sempre più evidente che il fronte 'di chi non ci sta' si sta allargando e che conviene denunciare. Solo così il potere d'intimidazione di Cosa nostra crolla".

Ingroia è ottimista. Ritiene che siamo all'inizio di "una rivoluzione culturale" a Palermo e in tutta la Sicilia, "perché la legge ferrea dell'omertà è in crisi". "Solo una piccola minoranza di commercianti che si ribellano è capace di far preoccupare i mafiosi", conclude il Procuratore aggiunto. "Questo è già un successo".

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