Malati e anziani, indulgenza anche attraverso la Tv

Lo stabilisce una norma giubilare fissata da papa Francesco, già prevista nel Giubileo del 2000. Novità di Bergoglio sono invece la richiesta di amnistia per i carcerati e la validità della Confessione amministrata dai sacerdoti lefebvriani.

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I malati, gli anziani, le persone sole e in condizione di non poter uscire di casa potranno ottenere l'indulgenza giubilare ricevendo la Comunione o partecipando alla messa e alla preghiera comunitaria anche attraverso i vari mezzi di comunicazione. Lo stabilisce la lettera di papa Francesco al presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione in vista dell'Anno giubilare. «Il Giubileo, come indica la parola stessa "giubilo", è una grande, straordinaria festa del perdono, una festa molto speciale nella quale non si bada a spese e si sovrabbonda in tutto, nella quale la Chiesa "spende" tutto quello che può per permettere a tutti di partecipare. Purché, certo, ci sia il sincero pentimento, il riconoscimento delle proprie fragilità, la conversione autentica, che è ancora più importante della Confessione», è il commento di don Silvano Sirboni, liturgista. «All'interno di questa festa rientrano le facilitazioni nei confronti di tutte quelle persone che per vari motivi non possono compiere i gesti esteriori previsti dalla Chiesa per ottenere l'indulgenza. Come non andare incontro agli ammalati, agli anziani, alle persone sole, ma anche ai carcerati? Tutti devono incontrare il perdono di Dio».

Don Sirboni spiega così questa norma: «La fede è come l'amore, due innamorati che si trovano distanti si possono incontrare attraverso Internet, via Skype, la virtualità non toglie nulla al legame di amore fra le due persone. Ma l'incontro virtuale non equivale all'incontro fisico. Allo stesso modo, la messa per televisione non realizza pienamente il sacramento dell'Eucarestia, non può sostituire la partecipazione all'assemblea domenicale, ma nulla cambia dell'amore di una persona verso Dio. L'incontro con l'assemblea domenicale, infatti, ricorda che a Dio non si arriva attraverso un filo diretto, ma solo attraverso il prossimo. Lo dice la prima lettera di Giovanni: chi non ama il prossimo che vede non può dire di amare Dio».

Nessuno è escluso dal perdono, ricorda il liturgista. «Nessun peccato al mondo è imperdonabile, eccetto il peccato contro lo Spirito Santo, ovvero la negazione della misericordia di Dio. Quindi tutti devono essere messi nelle condizioni di ricevere il perdono. Non basta essere amati, bisogna accogliere il perdono, l'amore se non viene accolto e accettato non serve». 

La possibilità di partecipare ai gesti giubilari attraverso i mezzi di comunicazione non è una novità, «anche nel Giubileo del 2000 era prevista». Una novità di papa Francesco, invece, è la richiesta di una grande amnistia per i carcerati. «A questo proposito, va specificato che il Papa non parla dell'amnistia di carattere giuridico, parla di un'esperienza di libertà interiore, che potrebbe aiutare i detenuti, una volta finito di scontare la loro pena, a vivere una vita nuova».  

Inedita norma giubilare è anche quella che stabilisce che i fedeli che per qualche motivo partecipano a celebrazioni eucaristiche presiedute da sacerdoti lefebvriani (della Fraternità sacerdotale di San Pio X), quindi scomunicati, e si accostano al sacramento della Riconciliazione, ricevono validamente l'assoluzione dei loro peccati. Di fronte a questa norma qualcuno si spaventerà. Ma essa si basa sul principio secondo il quale i sacramenti amministrati da un sacerdote ordinato validamente e poi scomunicato restano comunque sempre validi. Anche questa norma è un atto di misericordia, non tanto verso i lefebvriani ma verso i fedeli. Allo stesso tempo va letta anche come un invito fraterno del Papa ai preti scomunicati a ripensare e rivedere la loro posizione nella Chiesa».

(foto Reuters)

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