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"In mezzo ai problemi, con le scarpe sporche, per proporre alternative"

Ascolto e azione. I 500 partecipanti al Convegno Caritas ripartono da Castellaneta con tante proposte concrete per promuovere lo sviluppo integrale delle persone. Plauso al Governo per la legge sulle povertà, ma critiche sulla reintroduzione dei centri di identificazione per l'espulsione die migranti


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Si è parlato di inquinamento e di carcere, di lavoro e di famiglia, di accoglienza. Nei quattro giorni di lavori del 39° convegno nazionale delle Caritas diocesane, gli oltre 500 operatori e direttori, hanno ascoltato e visto. Hanno riflettuto su come «conciliare lavoro, tutela ambientale e salute comunitaria; come gestire conflitti tra comunità, aziende e lavoratori; come pensare percorsi di riconciliazione e giustizia riparativa», come ha spiegato, in conclusione don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana. Un esercizio di ascolto, innanzitutto, chiaro fin dal primo giorno quando , per aprire i lavori, la prolusione è stata affidata alle testimonianze concrete di Yvan Sagnet, che si è ribellato ai caporali, e a Cosimo Rega, ergastolano ex camorrista. Ma poi anche con la visita alle opere segno, da quella del Centro educativo Murialdo, che, presente a Taranto da più di venti anni, ha avviato una attività di fitorimedio piantumando, con successo, 1.300 piopii Monviso su un’ aera inquinata da metalli pesanti, all’ Oasi strade aperte di Modugno, vicino Bari, che offre sistemazione abitativa temporanea ai padri separati provvisti di alloggio cercando di favorire l’ incontro con i figli, alla casa di accoglienza per richiedenti asilo nella diocesi di Brindisi…. Sono undici i progetti che i partecipanti al convegno hanno potuto vedere di persona. E tante le testimonianze, comprese quelle delle caritas delle diocesi colpite dal terremoto del centro Italia.

E mentre il cardinale Peter Turkson, presidente del Servizio dello Sviluppo umano integrale ha spiegato le linee guida su ci si muove il nuovo dicastero voluto da papa Francesco ricordando anche i 50 anni della Populorum progressio, i gruppi di studio hanno focalizzato l’ attenzione sulla formazione degli operatori e sull’ interazione con il territorio.

Per rispondere alla domanda posta inizialmente ai partecipanti provenienti da 115 diocesi, e cioè “Come la Caritas può favorire lo sviluppo umano integrale”. «Su questo», ha concluso don Francesco Soddu, «sono emerse dai partecipanti 171 proposte, di cui 67 sono state approfondite e discusse all’ interno dei gruppi di lavoro spontanei nati nelle quattro assemblee».

Il direttore di Caritas italiana sottolinea che «indubbiamente i poveri sono stati i protagonisti del dibattito di tutti i gruppi. Si è parlato di loro non più come destinatari, soggetti passivi, utenti dell’ azione assistenziale della Caritas, ma principalmente come persone, soggetti attivi, portatori di storie, risorse, desideri e sogni. Ci si è chiesti, ad esempio, come far combaciare l’ idea generale di sviluppo umano integrale con l’ idea/desiderio di crescita/sviluppo della persona che accogliamo. Non siamo noi, infatti, ma le stesse persone a dover riscoprire un loro desiderio per uno sviluppo umano integrale».

Tra i volti di povertà «che emergono dalle sintesi dei gruppi, ne ricorrono maggiormente alcuni», ha aggiunto don Soddu. I giovani, innanzitutto. E poi ancora «la comunità e i territori, gli operatori e i volontari, l’ infanzia, le tematiche del lavoro, il tema dell’ identità e della funzione pedagogica della Caritas, l’ accompagnamento - inteso come la possibilità che ogni persona incontrata recuperi il protagonismo nella comunità, anche grazie alla condivisione del proprio progetto di vita con chi lo accompagna -, l’ osservazione, come capacità di abitare il territorio, vederlo dall’ interno, conoscendolo fino in fondo.

Sul tema migratorio, infine, don Soddu ha ricordato che «proprio ieri alla Camera è stato raggiunto un obiettivo importante: il nostro Paese si è dotato di una legge sui minori stranieri non accompagnati che giungono in Italia. La prima nel suo genere in Europa che rileverà i tanti minori che giungono sulle nostre coste. Anche su questo Caritas Italiana, come risaputo, ha fatto la sua parte, come su molti altri aspetti. Ricordiamo ad esempio l’ impegno, nell’ ambito dell’ Alleanza contro la povertà, che ha portato all’ approvazione da parte del Senato il 9 marzo della Legge delega sulla povertà: per la prima volta nella storia del nostro paese il Parlamento ha definito una reale misura di contrasto alla povertà assoluta. Si tratta di un deciso passo in avanti, pur nella consapevolezza della necessità di una decretazione attuativa all’ altezza della sfida: vale a dire uno strumento di lotta alla povertà capace di includere progressivamente tutte le persone e le famiglie più povere. Non sempre però le Istituzioni sono così ricettive. Al Senato infatti, sempre ieri, è stata votata la fiducia al decreto sull’ immigrazione che reintroduce, tra l’ altro, i centri di identificazione che dovranno servire alle espulsioni. Si torna così al vecchio binomio immigrazione-sicurezza».  

Ed è su questi fronti che gli operatori Caritas sono pronti a spendersi concretamente, come già hanno fatto in passato, e come li ha spronati anche il presidente monsignor Francesco Montenegro: «Dobbiamo scandalizzare attraverso la profezia. Dobbiamo indignarci perché amiamo. Ma dobbiamo anche, con le maniche rimboccate e le scarpe sporche, proporre alternative».

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