I vescovi: il dovere dell'asilo

No ai ghetti, perché questo sono le grandi tendopoli e i grandi centri di accoglienza per gli immigrati. I vescovi della Sicilia non hanno dubbi: “Non sono rispettose della dignità umana delle persone immigrate e non sono idonee ad una loro integrazione con il territorio, oltre a risultare problematiche per le popolazioni locali”. Ma anche i vescovi della Lombardia criticano il Governo e chiedono “un accoglienza organizzata e competente”.

Leggi il documento dei vescovi lombardi
Leggi il documento dei vescovi siciliani
Nei due documenti, che pubblichiamo nell allegato pdf, è contenuta una riflessione profonda circa le ragioni per cui si deve cambiare politica. Intanto, fanno notare i vescovi lombardi, non si può parlare di invasione. L  Italia accoglie tuttora 55 mila profughi considerati rifugiati politici contro i 600 mila della Germania e i 200 mila della Francia. E all epoca della guerra nella ex-Jugoslavia, il nostro Paese ha dato asilo a 77 mila persone. Quindi di fronte alla gente che fugge dalla violenza e della instabilità occorre una lettura più attenta e più libera.

     Spiegano che il Vangelo invita ad accogliere lo straniero, ma la stessa cosa fa la nostra Costituzione, che prevede il diritto d asilo a tutti coloro ai quali nel proprio Paese non  è  garantito l esercizio delle libertà democratiche previste dalla “nostra Costituzione”. Si badi bene: dalla “nostra” Costituzione e non da quelle di altri. Qui sta il punto, ma nessuno sembra ricordarsene.

     Ecco perché invece i vescovi siciliani chiedono di applicare “misure di protezione temporanea” a chi è sbarcato in questi mesi e ricordano che la logica dell  “ordine pubblico” non funziona. Avvisano che si esasperano solo gli animi per ottenere “il rimpatrio” e per “dissuadere dal partire chi è rimasto”. Nel documento i vescovi della Sicilia insistono anche sulla revisione della disciplina della cittadinanza, argomento sottolineato anche dalla Settimana Sociale dei cattolici di Reggio Calabria, e su una “riforma generale della legge sull immigrazione”.

Uno dei tunisini sbarcati a Lampedusa con il permesso provvisorio di soggiorno.
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